Quando l’Europa chiama “terrorista” un pezzo dell’apparato di uno Stato, non sta facendo simboli: sta cambiando il livello dello scontro.
L’Unione europea ha deciso: l’IRGC, i Pasdaran (Guardie della Rivoluzione), entra nella lista UE delle organizzazioni terroristiche. È un salto politico enorme, perché per la prima volta Bruxelles tratta come “terrorista” un pilastro militare-istituzionale di uno Stato sovrano, collocandolo sullo stesso piano di gruppi come ISIS e al-Qaida. La decisione è arrivata al Consiglio Affari Esteri del 29 gennaio, dopo settimane di repressione in Iran e un crescendo di pressioni interne ed esterne sui governi europei.
È anche una svolta diplomatica: Francia e Italia, fin qui caute per timori su detenuti europei e canali con Teheran, hanno dato il via libera. La stessa Kaja Kallas, alta rappresentante UE, ha definito la repressione “inermiabile” e ha sostenuto che un regime che uccide migliaia di persone “lavora verso la propria fine”. Ma ha aggiunto un punto chiave: l’UE ritiene che i canali diplomatici resteranno aperti anche dopo la designazione.



