Quando un ministro usa la tavola di Davos per “mettere sotto processo” l’Europa, la diplomazia finisce e comincia il braccio di ferro.
Un discorso di pochi minuti, un boato di fischi, e una scena che a Davos vale più di mille comunicati: Christine Lagarde si alza e lascia la sala. È accaduto durante una cena del World Economic Forum ospitata da Larry Fink (BlackRock), diventata improvvisamente un’arena politica dopo l’intervento del segretario al Commercio degli Stati Uniti Howard Lutnick, considerato uno dei “falchi” dell’amministrazione Trump sul fronte dazi e politica industriale.
La notizia non è solo l’uscita della presidente della BCE – un gesto rarissimo nel protocollo del potere globale – ma il contesto: Lutnick ha attaccato l’Europa sulla competitività e sulle politiche energetiche, arrivando – secondo più ricostruzioni – a difendere il carbone contro le rinnovabili. In sala, raccontano testimoni citati da Financial Times e Wall Street Journal, si sono divisi applausi e contestazioni; alcuni ospiti avrebbero lasciato il tavolo. L’ufficio di Lutnick minimizza. La BCE non commenta. Ma il segnale politico è già partito.



