Se il potere pretende il tuo corpo “per lavorare”, non è più costume: è una linea rossa.
Un’indagine giornalistica durata tre anni, una denuncia depositata alla giustizia spagnola e ora un passaggio che cambia tutto: la Fiscalía dell’Audiencia Nacional ha avviato accertamenti preliminari sulle accuse rivolte a Julio Iglesias da due ex dipendenti, assistite da Women’s Link Worldwide e sostenute anche da Amnesty International. Le contestazioni, da verificare in sede giudiziaria, parlano di abusi e violenze, ma anche di un presunto sistema di controllo e sfruttamento sul lavoro. Tra i dettagli più invasivi, riportati da più fonti, c’è l’obbligo imposto ad alcune lavoratrici di sottoporsi a esami ginecologici, test per HIV e altre MST, con accesso ai risultati da parte dello staff del cantante.
È necessario essere rigorosi: siamo davanti ad accuse e a un’inchiesta in fase iniziale. Non esiste, oggi, una sentenza. Ma esiste un fatto giornalistico oggettivo: la magistratura spagnola sta valutando il caso e le denuncianti saranno ascoltate come testimoni protette. Ed esiste un secondo fatto, altrettanto pesante: la credibilità pubblica di un personaggio globale si misura ora contro atti, documenti, tracciati e riscontri.



