Se la democrazia è un voto, la prima regola è semplice: capirlo prima di metterci la croce.
Il Consiglio dei ministri ha fissato per domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026 il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia (spesso chiamata “riforma Nordio”). La scelta ha acceso uno scontro istituzionale perché, mentre il referendum era già stato attivato da richieste parlamentari ammesse dalla Corte di Cassazione, un comitato civico sta raccogliendo firme (dice di essere arrivato a circa 350mila) per presentare una propria richiesta popolare entro il 30 gennaio 2026. I promotori annunciano ricorsi e chiedono l’intervento del Quirinale.
Il punto non è il tifo per il Sì o per il No. Il punto è un diritto minimo del cittadino: sapere cosa cambia nella Costituzione e perché oggi il governo sostiene che non poteva aspettare, mentre i promotori dicono che così si comprime lo spazio della partecipazione e della campagna informata.

Cosa si vota: la domanda sulla scheda
La scheda chiederà se approvare il testo della legge costituzionale intitolata “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025. È un referendum confermativo: se vince il Sì, la riforma entra in vigore; se vince il No, la riforma si ferma.
Attenzione al dettaglio che cambia tutto: qui non c’è quorum. Il risultato vale indipendentemente da quante persone votano. Per questo la partecipazione non è un optional “tattico”: è parte della sostanza democratica.
Cosa cambia se vince il SÌ: le 3 modifiche “grandi”
1) Separazione delle carriere: il testo collega esplicitamente l’ordinamento giudiziario a carriere distinte per magistrati giudicanti e magistrati requirenti (pubblici ministeri). La riforma – nella lettura politica e tecnica più diffusa – punta a rendere strutturale la separazione, con un percorso distinto per chi giudica e chi accusa.
2) Due Consigli superiori della magistratura: l’attuale CSM viene “sdoppiato” in Consiglio superiore della magistratura giudicante e Consiglio superiore della magistratura requirente, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica. Ognuno decide su assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, valutazioni e conferimenti di funzioni per la propria area.
3) Sorteggio e nuova disciplina “anti-correnti”: i componenti dei due CSM (oltre ai membri di diritto) vengono indicati tramite estrazione a sorte: per un terzo da un elenco di professori e avvocati scelto dal Parlamento, e per due terzi tra i magistrati (giudicanti o requirenti). Il vicepresidente viene eletto tra i membri sorteggiati dall’elenco “laico”.



