Se la risposta alla repressione è colpire i civili, non stai difendendo la libertà: stai cambiando bersaglio.
Secondo quanto riportato dal New York Times e rilanciato da ANSA, la Casa Bianca sta valutando una gamma di opzioni contro l’Iran in risposta alla repressione delle proteste: dai cyberattacchi ai raid fino a un’operazione militare più ampia. Il punto che fa saltare sulla sedia è uno: tra le ipotesi discusse figurerebbero anche attacchi a “siti non militari” a Teheran. Tradotto: obiettivi civili o comunque non classificati come militari, nella lettura delle fonti citate.
Martedì, riferisce ANSA, Donald Trump riceverà un briefing con il segretario di Stato Marco Rubio, il capo del Pentagono Pete Hegseth e il capo di stato maggiore congiunto Dan Caine. La stessa ricostruzione parla di contatti Rubio–Netanyahu e di una linea ancora senza consenso pieno dentro l’amministrazione. In parallelo, altre fonti internazionali indicano che sul tavolo ci sono anche armi informatiche e ulteriori sanzioni, oltre a un possibile rafforzamento delle attività online pro-opposizione.

L’Iran ha avvertito gli Stati Uniti che qualsiasi attacco militare statunitense contro Teheran porterebbe a rappresaglie, con obiettivi legittimi inclusi le basi militari USA nella regione e Israele, secondo il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Qalibaf.


