Quando la forza diventa “necessità”, le regole diventano “optional”. E l’optional lo paga sempre chi non comanda.
“Abbiamo bisogno della Groenlandia per la difesa”. Le parole di Donald Trump hanno riacceso una tensione che in Europa, dopo gli ultimi scossoni geopolitici, non viene più trattata come folclore. Danimarca e governo di Nuuk hanno reagito duramente, chiedendo di fermare le minacce e ribadendo che l’isola “non è in vendita”. Nel frattempo, fonti internazionali riportano un avvertimento che pesa come una sentenza: un attacco statunitense alla Groenlandia “farebbe finire” la NATO. Non perché l’Alleanza non abbia regole, ma perché quelle regole hanno un punto cieco: cosa succede se l’aggressore è il membro più potente?

Prima i fatti: perché se ne parla adesso
Negli ultimi giorni diversi media hanno riportato che Trump ha ribadito l’interesse americano per la Groenlandia, presentandolo come esigenza di sicurezza nazionale. La replica danese è stata netta: la premier Mette Frederiksen ha chiesto agli USA di smetterla con le minacce verso un alleato storico, mentre il primo ministro groenlandese Jens-Frederik Nielsen ha parlato di tono irrispettoso e di “fantasie” da abbandonare. Nel perimetro NATO, anche leader europei (tra cui Regno Unito e Germania, secondo quanto riportato da agenzie internazionali) hanno riaffermato un principio: il futuro della Groenlandia lo decidono Groenlandia e Regno di Danimarca, non altri.
La Groenlandia è coperta dall’Articolo 5? Sì, per definizione
Qui non si ragiona a impressioni. La Groenlandia è un territorio del Regno di Danimarca con ampia autonomia, ma con difesa e molta politica estera inquadrate nel perimetro del Regno. E la NATO definisce l’area di applicazione dell’Articolo 5 (difesa collettiva) anche includendo “le isole sotto la giurisdizione” di un alleato “nell’area del Nord Atlantico a nord del Tropico del Cancro”. Tradotto: se parliamo di uso della forza contro la Groenlandia, parliamo di un pezzo di territorio che cade nel perimetro della difesa collettiva.
Perché un attacco “paralizzerebbe” la NATO: la regola del consenso
La NATO non vota “a maggioranza”. Decide per consenso nel Consiglio Nord Atlantico: si discute finché si raggiunge una posizione accettabile per tutti. È un sistema che dà forza politica alle decisioni, ma ha un problema strutturale: se manca il consenso, non c’è decisione. E se a essere coinvolto è un membro con peso determinante, il meccanismo rischia di bloccarsi.



