Aereo militare libico in Turchia, muore Mohammed Al-Haddad: Dbeibeh parla di “grande perdita”

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In tempi di crisi, la cosa più fragile è sempre la stessa: il contatto (e non solo quello radio).

Chi, cosa, quando, dove

Il 23 dicembre 2025 il premier libico Abdulhamid Dbeibeh ha confermato la morte del capo di stato maggiore dell’esercito libico, il generale Mohammed Ali Ahmed Al-Haddad, in un incidente aereo in Turchia dopo il decollo da Ankara. A bordo del jet (un Falcon 50) sarebbero morte in totale cinque persone. Le autorità turche hanno aperto un’indagine sulle cause.

Che cosa sappiamo dell’incidente: i fatti verificati

Secondo Reuters, l’aereo è decollato dall’aeroporto Esenboga alle 17:10 GMT e il contatto si è perso alle 17:52 GMT, dopo una richiesta di atterraggio d’emergenza. I rottami sono stati individuati nei pressi del villaggio di Kesikkavak, nel distretto di Haymana (area di Ankara). La causa dell’incidente, al momento, è ignota.

Chi erano le altre vittime: conferme e differenze tra fonti

Qui è importante essere precisi: Reuters indica tra le vittime anche il comandante delle forze di terra, il direttore dell’autorità di produzione militare, un consigliere e un fotografo. AP pubblica anche i nomi: Al-Fitouri Ghraibil, Mahmoud Al-Qatawi, Mohammed Al-Asawi Diab e il fotografo Mohammed Omar Ahmed Mahjoub (traslitterazioni possibili). Il dato solido resta: cinque morti e tutti figure legate alla catena militare di Tripoli.

Il retroscena: perché erano ad Ankara

La delegazione libica era in Turchia per incontri ufficiali con responsabili della Difesa turchi, nel quadro della cooperazione tra Ankara e il governo di Tripoli. Il dettaglio politico che pesa è che la tragedia arriva a ridosso del rinnovo/estensione del mandato militare turco in Libia (decisione richiamata nelle cronache internazionali). In altre parole: un viaggio “di lavoro” su un dossier già sensibile è finito nel modo peggiore.

Perché la notizia conta: un Paese che tenta di unificare le forze armate

Al-Haddad era considerato una figura chiave negli sforzi di unificazione di un apparato militare ancora segnato dalle fratture del post-2011. La sua morte, insieme a quella di altri alti ufficiali, non è solo una perdita “umana” (che già basterebbe): può aprire un vuoto di coordinamento, in una fase in cui la stabilità libica resta fragile e attraversata da equilibri interni e influenze esterne.

Impatto sui cittadini (anche fuori dalla Libia): Mediterraneo, energia e migrazioni

Per l’Italia e per l’Europa, la stabilità della Libia non è un tema da convegno: incide su sicurezza nel Mediterraneo, flussi migratori e cooperazione energetica (tra cui progetti legati a Eni e NOC). Se a Tripoli si apre una fase di incertezza nella catena di comando, anche i dossier “pratici” rischiano rallentamenti, tensioni e nuove frizioni diplomatiche.

Tradotto:

un jet con a bordo i vertici militari di Tripoli è precipitato in Turchia poco dopo il decollo: sono morte cinque persone, tra cui il capo di stato maggiore Mohammed Al-Haddad. Le indagini diranno se è stato un guasto o altro, ma l’effetto immediato è già chiaro: la Libia perde un pezzo della sua leadership militare in un momento delicato.

Domanda

Quando un Paese dipende da equilibri fragili, quanto è saggio concentrare su pochi uomini la gestione di dossier vitali come sicurezza e cooperazione militare? E chi garantisce che, dopo una tragedia così, la risposta sia trasparenza e stabilità — e non nuove lotte di potere lontane dagli interessi dei cittadini?