Asset russi, l’Ue al bivio: Von der Leyen chiede rischi condivisi. Tajani frena: “Dubbi giuridici”

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«L’Europa non deve scegliere tra coraggio e prudenza: deve scegliere una cosa più difficile, una decisione che regga

A Bruxelles si apre il Consiglio europeo con un dossier che vale più di una cifra: la gestione degli asset russi congelati e la possibilità di usarli per garantire nuovi finanziamenti all’Ucraina. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, arriva al vertice con un messaggio netto: se l’Europa vuole muoversi, il rischio non può ricadere su un solo Paese. In altre parole: la responsabilità — legale, finanziaria e politica — deve essere “condivisa da tutti”.

Il punto è tecnico ma estremamente politico. Gran parte dei fondi russi immobilizzati è custodita in Belgio (in particolare presso Euroclear) e proprio Bruxelles teme ritorsioni e contenziosi. Non è un dettaglio: se un’operazione su quei fondi dovesse innescare cause o sequestri, il “costo” ricadrebbe prima di tutto su chi li ospita. Per questo von der Leyen insiste su una soluzione europea che ripartisca i rischi, evitando che un singolo Stato resti esposto.

Sul tavolo non c’è soltanto la strategia, ma l’urgenza: la Commissione vuole evitare che Kiev resti senza una “soluzione” di finanziamento per i prossimi anni. Ed è qui che l’Europa mostra la sua faccia più reale: unione di intenti nelle dichiarazioni, ma difficoltà nel trasformare la volontà in una decisione che regga in tribunale e nei mercati.

Dall’Italia arriva una prudenza che pesa. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani mette in fila un punto che molti governi, in privato, ripetono: forti dubbi giuridici sull’uso di quei fondi. Il timore non è solo diplomatico, ma strutturale: se l’UE apre una porta senza basi solide, rischia di creare un precedente che potrebbe ritorcersi contro la credibilità finanziaria europea.

Il nodo: politica contro diritto (e viceversa)

Questo è il cuore del problema: politicamente l’idea di far pesare alla Russia un costo economico è comprensibile e, per alcuni Paesi, necessaria; giuridicamente la partita è delicata. Una parte delle ipotesi in campo ruota attorno a prestiti garantiti dagli asset (o dai loro profitti), un modo per sostenere l’Ucraina senza “confiscare” formalmente i capitali. Ma anche questa strada, oggi, divide.

Congelare è una cosa, usare è un’altra

In sottofondo c’è un’altra pressione: l’UE ha già cercato strumenti più stabili per mantenere il congelamento degli asset russi e ridurre il rischio che il rinnovo delle sanzioni diventi terreno di veto e ricatti. È la dimostrazione che Bruxelles prova a costruire regole più solide per reggere una guerra lunga. Ma stabilizzare non significa automaticamente “usare”: il passaggio successivo è quello che spacca davvero i governi.

La prova di maturità dell’Unione

E così il Consiglio europeo diventa una prova di maturità: l’Europa vuole essere un attore strategico, ma deve dimostrare di saper decidere insieme e con regole che non scricchiolino al primo ricorso. Il rischio, altrimenti, è quello già visto troppe volte: summit, foto, parole solenni — e poi mesi di trattative mentre la realtà corre più veloce della diplomazia.