BAMBINO CADUTO NEL POZZO: LE ANGOSCIANTI PAROLE DEL PAPÀ

Una terribile vicenda sta tenendo col fiato sospeso la Spagna e tutto il mondo: è quella di Jules il bimbo che domenica 13 gennaio è caduto nel pozzo di 107 metri a Totalan, vicino a Malaga. Da allora per salvare il piccolo si lavora senza sosta, giorno e notte e più passano le ore più cresce la paura. È infatti una corsa contro il tempo quella dei soccorritori, che secondo il delegato del governo in Andalucia, Alfonso Rodriguez Gomez de Celis, sperano di localizzare il bimbo di 2 anni nelle prossime 24-48 ore.Durante le operazioni svolte ieri mattina, 16 gennaio, all’interno del pozzo sono state trovate tracce biologiche, tra cui alcuni capelli, e gli esami del Dna hanno confermato che appartengono al piccolo Julen.

“Ora abbiamo la certezza che Julen è lì sotto”, ha detto la sottodelegata Maria Gàmez, come riporta El Pais, smentendo così le voci di quanti sostenevano che contrariamente alla versione fornita dai genitori il loro bambino non fosse caduto nel pozzo. “Dopo aver trovato le tracce biologiche, scaviamo con ancora più convinzione. Sappiamo che potrebbe essere vicino”, ha aggiunto successivamente. Le squadre di soccorso stanno scavando due tunnel: uno sul lato della montagna, in orizzontale, e uno in verticale, per arrivare a Julen.

Dalla regione delle Asturie ad aiutare i soccorritori anche una squadra di esperti in soccorso minerario, si tratta di otto specialisti della Brigata di Salvataggio nelle Miniere. In queste ore è arrivato anche lo sfogo davanti alle telecamere del padre di Julen, Josè, che nel 2017 aveva vissuto una tragedia immensa: Oliver, il fratello di Julen, è morto a soli 3 anni per un attacco di cuore.

“Stavamo preparando una paella, stavo gettando legna sul fuoco e mia moglie ha preso il telefono per informare che non andava a lavorare, mi ha chiesto di tenerlo d’occhio mentre lei chiamava, sono andato a raccogliere dei rami e il ragazzo è corso via”. “Mio cugino, che era più vicino, è arrivato dopo di lui e ha cominciato a gridare ‘il bambino, il bambino!’. Ho visto Julen cadere nel buco – ha continuato -, le braccia alzate, io sono arrivato poco dopo. Ho spostato i sassi e infilato il braccio fino alla spalla, appoggiando la testa contro il terreno, per cercare di raggiungerlo. Ho potuto solo dire: ‘Stai calmo, papà è qui e il fratellino ci aiuterà’”.

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