Gallup: gli americani voltano pagina su Israele-Palestina. Per la prima volta la simpatia “pende” verso i palestinesi

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Non è un plebiscito: è la fine di un automatismo storico nella politica americana.

Il sorpasso che cambia il clima (anche se non è un trionfo numerico)

Per oltre vent’anni, nelle rilevazioni Gallup, Israele ha goduto di un vantaggio costante e spesso a doppia cifra nella domanda più semplice e più rivelatrice: “da che parte stanno le vostre simpatie?”. Oggi quel vantaggio non c’è più. Nell’ultimo sondaggio, il 41% degli americani dice di simpatizzare di più per i palestinesi, il 36% per gli israeliani. La differenza è dentro il margine d’errore, quindi non racconta una maggioranza granitica. Ma racconta una svolta: la fotografia simbolica di un equilibrio che, fino a pochi anni fa, sembrava impossibile.

Da dov’è partito il cambio di rotta: non solo Gaza, ma una curva che sale dal 2019

La tentazione è attribuire tutto alla guerra di Gaza. È una parte della storia, ma non l’unica. Gallup segnala che il restringimento del divario era iniziato già dal 2019, prima dell’attacco del 7 ottobre 2023 e del conflitto successivo. Gaza ha accelerato, ma il terreno era già pronto: un’erosione lenta dell’istinto filoisraeliano automatico, soprattutto tra i democratici e tra gli elettori più giovani.

Il dato che spiega quasi tutto: la frattura politica americana

La polarizzazione è ormai strutturale. Tra i democratici, circa due terzi (65%) si dicono più vicini ai palestinesi e solo il 17% agli israeliani. Tra i repubblicani il quadro resta rovesciato: il 70% simpatizza per Israele e il 13% per i palestinesi, anche se il sostegno repubblicano agli israeliani è sceso al livello più basso dal 2004.

La sorpresa più “nuova” sta negli indipendenti: per la prima volta in questa serie storica, simpatizzano più per i palestinesi (41%) che per gli israeliani (30%). È il movimento degli indipendenti a trasformare una tendenza in una notizia.

Generazioni: i giovani spostano l’asse, ma non sono più soli

Tra i 18-34 anni, la simpatia per i palestinesi arriva al 53% e quella per gli israeliani scende al 23%: una maggioranza netta, non un pareggio. Ma il dato davvero sorprendente è che lo scostamento non riguarda più soltanto i più giovani. Tra i 35-54 anni, i palestinesi sono avanti 46% a 28%, quasi un ribaltamento rispetto all’anno scorso. E anche tra gli over 55, da sempre il blocco più filo-israeliano, il margine si restringe: 49% per Israele e 31% per i palestinesi.

Simpatia non vuol dire “faccio il tifo”: cresce anche l’area che rifiuta di schierarsi

In un Paese stanco di polarizzazione, una quota consistente non si riconosce in nessun campo: il 4% dice di simpatizzare per entrambe le parti, il 9% per nessuna e il 10% non ha un’opinione. È un pezzo di elettorato che non entra nei meme, ma spesso decide il tono politico complessivo: meno “tifoserie”, più disincanto.

Il contesto: la guerra, le immagini, le accuse di sproporzione

Il conflitto resta la cornice emotiva dominante. L’attacco del 7 ottobre 2023 (con circa 1.200 morti e 251 ostaggi, secondo le ricostruzioni più citate) ha scosso l’opinione pubblica americana; la risposta israeliana su Gaza, invece, ha alimentato nel tempo un giudizio sempre più critico in fasce ampie dell’elettorato democratico e giovane, anche per l’altissimo numero di vittime civili riportato dalle autorità sanitarie locali a Gaza. In questo clima, molte voci progressiste negli USA parlano di “genocidio”, accusa respinta con forza da Israele.

Israele resta visto meglio dei Territori palestinesi, ma il divario si accorcia

C’è un altro dato che aiuta a non semplificare: nelle valutazioni complessive, Israele mantiene un vantaggio di immagine (46% di giudizi favorevoli) rispetto ai Territori palestinesi (37%), che però toccano un massimo storico nella serie Gallup. In altre parole: la simpatia nel conflitto si è riequilibrata più rapidamente della “reputazione” generale.

La soluzione a due Stati: gli americani ci credono più della regione

Il 57% degli americani si dice favorevole alla nascita di uno Stato palestinese indipendente in Cisgiordania e Gaza: un dato vicino ai massimi storici Gallup. Il paradosso è che, secondo un Gallup World Poll 2025 citato dagli stessi ricercatori, tra israeliani e palestinesi che vivono sul terreno l’appoggio a una soluzione a due Stati è molto più basso, attorno a “tre su dieci”.

Questa distanza è il vero problema: negli Stati Uniti la discussione si muove ancora su una mappa diplomatica “classica”, mentre nella regione la fiducia nella formula si è consumata.

Che cosa significa per la politica americana

Non è detto che questa svolta decida le elezioni, perché economia e inflazione restano i temi che spostano più voti. Ma la traiettoria ha già effetti concreti: nelle primarie democratiche l’aiuto militare a Israele è diventato una linea di frattura; tra i repubblicani, una parte dell’area “America First” è sempre più allergica a sostegni esteri percepiti come “costi senza ritorno”. Il risultato è una cosa nuova per Washington: il consenso bipartisan automatico su Israele non è più garantito.

La lettura finale: un Paese che non si sente più obbligato a scegliere “come sempre”

Il sondaggio Gallup non consegna una nuova maggioranza ideologica: consegna un cambio di inerzia. L’America non ha smesso di essere complessa, ma ha smesso di essere prevedibile su questo tema. E quando gli indipendenti si muovono, la politica segue: magari lentamente, magari in modo opportunista, ma segue.