Petrecca lascia la direzione di Rai Sport dopo il “caso Olimpiadi”: dimissioni, proteste interne e la crepa (mai chiusa) tra competenza e lottizzazione

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In una tv pubblica, l’errore non è solo in diretta: è quando la selezione dei vertici diventa un atto di appartenenza invece che di responsabilità.

Che cosa è successo (FATTI): dimissioni annunciate, uscita a fine Giochi

Paolo Petrecca ha rimesso il mandato da direttore di Rai Sport nelle mani dell’amministratore delegato Rai Giampaolo Rossi. L’uscita sarà effettiva al termine delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina (cerimonia di chiusura il 22 febbraio), mentre la guida della testata passerà in via transitoria a Marco Lollobrigida.

La notizia arriva dopo quasi due settimane di polemiche, proteste interne e un caso mediatico esploso durante la telecronaca della cerimonia di apertura.

La scintilla: la telecronaca d’apertura e le gaffe in mondovisione

L’episodio che ha trasformato una contestazione interna in un terremoto pubblico è stata la cronaca della cerimonia inaugurale. In diretta sono state segnalate numerose imprecisioni e scambi di persona, oltre a commenti considerati stereotipati e inappropriati su alcune delegazioni.

Non è “pignoleria”: la cerimonia d’apertura è il momento più visto e più simbolico dei Giochi. Se la telecronaca appare impreparata o scivola nel cliché, il danno non è solo reputazionale per chi parla al microfono: è per il servizio pubblico che rappresenta il Paese.

La rivolta interna: firme ritirate, sindacati sul piede di guerra, sciopero annunciato

Dopo la diretta, la redazione di RaiSport e organismi sindacali hanno reagito duramente: in protesta sono state ritirate le firme (un gesto raro e pesante nel giornalismo) e sono state annunciate iniziative di mobilitazione, compreso uno sciopero di tre giorni dopo la fine dei Giochi.

Nel frattempo, Petrecca è stato tolto anche dalla telecronaca della cerimonia di chiusura. Il messaggio interno era evidente: la crisi non riguardava una “gaffe”, ma una frattura di fiducia sulla gestione e sulla credibilità editoriale.

Il contesto Rai: perché questa vicenda è diventata politica

Il caso Petrecca non è rimasto confinato alla qualità di una telecronaca perché Rai, per sua natura, è un terreno dove informazione, governance e politica si toccano. Da tempo una parte dell’opposizione denuncia una Rai condizionata dall’attuale maggioranza, accusando il governo di privilegiare la fedeltà politica rispetto al merito; dal lato opposto, esponenti della maggioranza replicano che la Rai in passato sarebbe stata sbilanciata in senso opposto e che le nomine rientrano nella fisiologia di un’azienda pubblica.

In questo quadro, le dimissioni diventano inevitabilmente “simbolo”: per alcuni la prova che la lottizzazione produce inefficienza; per altri la prova che in Rai si usa un singolo caso per regolare conti più grandi.

Una poltrona pubblica non è una bandierina

Qui vale la regola più semplice e più ignorata: i vertici di strutture pagate dai cittadini non possono essere trattati come trofei di appartenenza. Non perché la politica debba sparire (in una tv pubblica è impossibile), ma perché deve cambiare il criterio: la fiducia politica non può sostituire competenza, esperienza specifica e risultati verificabili.

Se la selezione dei dirigenti si basa principalmente su “chi è affidabile per il potere”, il sistema crea due effetti tossici: primo, abbassa la soglia professionale; secondo, spinge chi lavora dentro l’azienda a sentirsi ostaggio di logiche esterne. E quando l’azienda è un servizio pubblico, il conto lo pagano in ascolti, reputazione e qualità.

Che cosa si può fare senza ipocrisie (IPOTESI DI RIFORMA): trasparenza e standard minimi

Non esiste la bacchetta magica, ma esistono meccanismi che riducono l’arbitrio. Per esempio: selezioni con criteri pubblici e curriculum comparabili; audizioni e obiettivi misurabili a inizio mandato; valutazioni periodiche indipendenti; limiti chiari a conflitti d’interesse e “porte girevoli”; tracciabilità delle scelte editoriali nei ruoli apicali.

Non è moralismo: è efficienza. Un Paese serio non tratta la sua infrastruttura informativa e sportiva come un parcheggio di fiducia. La competenza costa, ma l’incompetenza costa di più.

Cosa succede adesso: transizione e ricostruzione della credibilità

Nell’immediato la responsabilità passa a Marco Lollobrigida in via transitoria e Rai dovrà gestire due urgenze: chiudere i Giochi senza ulteriori scosse e ricucire con la redazione, che ha manifestato una sfiducia apertissima. Il secondo passaggio sarà più delicato del primo: non basta cambiare un nome, serve ricostruire un metodo.

FATTI, ACCUSE, IPOTESI (OBBLIGATORIO: separiamo i piani)

Petrecca ha rimesso il mandato e lascerà a fine Olimpiadi; la guida passa temporaneamente a Marco Lollobrigida; la decisione segue le polemiche per la telecronaca della cerimonia di apertura e le proteste dei giornalisti Rai, con iniziative sindacali annunciate.

Per alcuni, la sua nomina e la gestione sarebbero l’ennesimo frutto di logiche politiche che sacrificano merito e professionalità; per altri, la vicenda sarebbe stata amplificata e strumentalizzata in uno scontro politico più ampio sulla Rai.

Le dimissioni potrebbero diventare un precedente utile solo se spingeranno a criteri più trasparenti nelle scelte apicali; altrimenti resteranno un episodio, e il ciclo “nomina contestata – crisi – sostituzione” ricomincerà con il prossimo dirigente.