Se la trasparenza diventa un ring, a perdere sono sempre le vittime.
Un’aula piena di carte, eppure vuota di risposte
L’udienza alla House Judiciary Committee dell’11 febbraio 2026 doveva chiarire come il Dipartimento di Giustizia stia gestendo la pubblicazione dei cosiddetti “Epstein files”. È finita in un’altra cosa: una resa dei conti politica, con le sopravvissute e i familiari di vittime seduti dietro la procuratrice generale Pam Bondi e la sensazione, registrata anche in diretta dagli scambi in sala, che per loro lo spazio reale fosse ancora marginale.
Il punto che ha incendiato l’audizione è semplice e brutale: da un lato nomi e contenuti oscurati oltre il necessario, dall’altro errori di “redazione” che avrebbero esposto dati identificativi di vittime. In mezzo, una promessa di trasparenza trasformata in un caso di fiducia istituzionale.



