Se il dissenso si paga in dogana, non è commercio: è coercizione. E un’Europa che non reagisce smette di essere Europa.
Emmanuel Macron sta dicendo all’Unione europea una cosa brutale ma semplice: o l’Ue usa lo Strumento anti-coercizione, o accetta il principio per cui una potenza può piegare le scelte sovrane altrui con minacce economiche. Il contesto è la nuova escalation firmata Donald Trump: dazi del 10% (dal 1° febbraio) e poi del 25% (dal 1° giugno) contro alcuni Paesi europei, dichiaratamente legati al braccio di ferro sulla Groenlandia. Il messaggio politico è esplicito: “chi non si allinea paga”.
Non è una disputa tariffaria classica. È un test di potere. Ed è qui che Macron spinge il “bazooka” europeo: non per amore delle ritorsioni, ma per impedire che la coercizione diventi un metodo accettato nei rapporti tra alleati.



