La democrazia non teme le idee: teme l’impunità quando le idee diventano intimidazione.
Roma, quartiere Tuscolano, 7 gennaio 2026, ore 18: davanti alla sede di Acca Larentia si ripete la liturgia che ogni anno riaccende polemiche e nervi scoperti. Centinaia di militanti di CasaPound e dell’estrema destra si sono radunati per commemorare i morti del 7 gennaio 1978 e hanno eseguito il saluto romano durante il triplice “presente”. A poche centinaia di metri, un contro-presidio antifascista. Il punto non è il tifo: è capire cosa diventa lo spazio pubblico quando un gesto legato alla storia del fascismo viene rivendicato come “rito” e contestato come “apologia”.
Che cosa è successo: la cronaca del rito e la geografia della tensione
Secondo le ricostruzioni di Fanpage e ANSA, il raduno si è svolto come negli anni precedenti: prima il richiamo “per tutti i camerati caduti”, poi il “presente” ripetuto tre volte e il braccio destro teso in massa. La presenza delle forze dell’ordine e la distanza dal contro-presidio hanno evitato contatti diretti, ma il segnale visivo resta potente: due piazze parallele, due memorie, due identità che non si parlano. E quando non si parla, spesso si urla.



