La Porta si chiude in un minuto. Il bilancio, invece, dovrebbe aprirsi davanti a tutti.
6 gennaio 2026, Basilica di San Pietro. Con la chiusura della Porta Santa, compiuta da Papa Leone XIV, si conclude ufficialmente il Giubileo 2025, il “Giubileo della Speranza”. Alla cerimonia era presente il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il Vaticano parla di oltre 33 milioni di pellegrini arrivati a Roma durante l’Anno Santo: un numero enorme, spiritualmente e logisticamente. Il punto è che questo gesto antico, in apparenza solo liturgico, è anche un test contemporaneo: come si governa un evento che muove masse, denaro pubblico, sicurezza e aspettative?

Che cos’è la Porta Santa e perché chiuderla proprio oggi
La Porta Santa è un simbolo forte nella tradizione cattolica: attraversarla è legato al pellegrinaggio e, secondo la prassi del Giubileo, alla possibilità di ricevere indulgenze in un percorso di conversione. La chiusura avviene nella solennità dell’Epifania e segna l’atto conclusivo di un Anno Santo iniziato il 24 dicembre 2024. Tradotto: si chiude una “soglia” rituale, ma non dovrebbe chiudersi il tema centrale che l’ha accompagnata: la speranza non è un evento, è un impegno che resta quando spariscono le transenne.
Il rito: non più “muratura in diretta”, ma chiusura dei battenti
Il rito di chiusura, secondo la prassi aggiornata dal 1975 e semplificata nel 2000, oggi non prevede più la vecchia “muratura pubblica”: si concentra sulla chiusura dei due battenti della Porta. Il cerimoniale è iniziato alle 9:30; Leone XIV ha attraversato la soglia, si è fermato in preghiera e ha chiuso personalmente la Porta. Subito dopo ha presieduto la Messa dell’Epifania. È un gesto sobrio, ma programmatico: finisce il tempo “straordinario” e ricomincia quello in cui conta la vita ordinaria.

La “muratura” dopo: mattoni, capsula e memoria
La parte meno nota, eppure interessantissima, arriva dopo: la muratura vera e propria avverrà in forma privata circa dieci giorni più tardi. I tecnici della Fabbrica di San Pietro costruiranno il muro interno e inseriranno una capsula metallica con il verbale di chiusura, le monete coniate nell’anno giubilare e le chiavi della Porta. Tradotto: la Porta si chiude, ma il Giubileo lascia tracce materiali, come a dire che la fede non vive solo di emozioni, ma anche di atti e memoria.
Il “Giubileo dei due Papi”: perché è raro e cosa significa per Leone XIV
Questo Giubileo è stato definito “raro” perché è stato aperto da Papa Francesco e chiuso da Papa Leone XIV: un passaggio tra pontificati che, secondo ricostruzioni internazionali, non accadeva da secoli. Per Leone XIV la chiusura non è solo un rito: è un segnale di calendario e di governo. Concluso l’Anno Santo, il pontificato può spostarsi dall’emergenza organizzativa alla definizione di una linea più chiara su priorità ecclesiali e scelte interne.



