Kiev sotto missili e droni, un terzo senza riscaldamento: mentre i leader fanno call, la guerra fa i conti

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Le diplomazie si collegano in video. I missili no: arrivano sempre “in presenza”.

Notte di attacchi su Kiev: cosa è successo

Nella notte tra 26 e 27 dicembre 2025, Kiev è stata colpita da un’ondata di missili e droni russi. Le autorità ucraine hanno attivato la difesa aerea e segnalato danni in più quartieri, con impatti su infrastrutture energetiche e aree civili. Il risultato più “concreto” per chi vive in città non è una formula diplomatica: è che una parte significativa della capitale è rimasta senza calore e servizi essenziali nel pieno dell’inverno.

I numeri (provvisori) di vittime e feriti

Il bilancio è in aggiornamento e varia a seconda delle fonti e dell’orario di rilevazione: il sindaco Vitali Klitschko ha parlato di almeno 22 feriti e un morto (tra i feriti anche due bambini), mentre altre ricostruzioni internazionali hanno riportato conteggi diversi nelle prime ore, fino a oltre due dozzine di feriti. In questi casi, la regola giornalistica è semplice: i numeri “si fissano” solo quando l’emergenza smette di aggiornarsi ogni mezz’ora.

Quanti droni e quanti missili: la cifra che torna (e cosa viene usato)

Secondo il presidente Volodymyr Zelensky, sono stati lanciati quasi 500 droni e 40 missili, inclusi i Kinzhal (missili ipersonici). Una ricostruzione simile è stata riportata anche da fonti internazionali. L’obiettivo principale indicato da Kiev è la capitale, con impatti su impianti energetici e infrastrutture civili. Tradotto: non è “solo” un raid, è un attacco che punta a trasformare la vita quotidiana in una prova di resistenza.

La versione di Mosca: “rappresaglia” e obiettivi militari

Il ministero della Difesa russo ha rivendicato un “massiccio attacco di rappresaglia” come risposta ad azioni ucraine contro obiettivi civili in Russia, sostenendo di aver colpito infrastrutture energetiche “a favore delle forze armate” e aziende del complesso militare-industriale ucraino. È una versione che Mosca presenta come operazione mirata; Kiev ribatte che gli effetti, sul campo, toccano case e servizi essenziali.

Un terzo di Kiev senza riscaldamento: la guerra vista dal termosifone

Nel mezzo degli annunci e delle repliche, c’è un dato che parla da solo: secondo aggiornamenti diffusi da fonti ucraine e ripresi da media europei, circa un terzo di Kiev sarebbe rimasto senza riscaldamento. Per i cittadini, questa è la sostanza: il conflitto non è solo “territorio”, è anche energia, temperature, condomini al freddo e ospedali che devono garantire continuità operativa.

La diplomazia in parallelo: call con leader Ue e incontro Trump-Zelensky

Oggi è prevista una videochiamata tra Zelensky e alcuni leader europei, con la partecipazione della presidente della Commissione Ursula von der Leyen. In mattinata si è aperto anche un piccolo “giallo” comunicativo: inizialmente la call era stata presentata come comprensiva di Donald Trump, poi una portavoce della Commissione ha precisato che Trump non parteciperà. Sullo sfondo resta invece l’incontro previsto in Florida tra Trump e Zelensky nelle prossime ore, centrato su sicurezza e nodi territoriali: la partita diplomatica corre, ma la guerra non mette in pausa il palinsesto.

Tradotto: perché questa giornata conta (anche senza “svolte”)

Gli attacchi su Kiev mentre si discute di “piani” e “contatti” servono a mandare un messaggio: la Russia mostra che può alzare il costo umano e materiale in qualunque momento; l’Ucraina ribadisce che senza difesa aerea e garanzie di sicurezza la diplomazia rischia di diventare un esercizio di stile. E chi paga, nell’immediato, non sono i comunicati: sono i cittadini che restano senza luce e calore.

Cosa sappiamo, cosa non sappiamo, cosa aspettarci

Cosa sappiamo: un attacco massiccio con droni e missili (inclusi Kinzhal), almeno un morto e decine di feriti secondo bilanci in aggiornamento, danni a energia e infrastrutture, e una call tra Zelensky e leader europei con von der Leyen. Cosa non sappiamo: l’entità definitiva dei danni, il bilancio consolidato e se l’asse diplomatico Usa-Ue-Ucraina arriverà a un pacchetto con garanzie e tempi verificabili. Cosa aspettarci: nuove ondate di attacchi e una pressione crescente sulle scelte politiche, perché l’inverno è il “moltiplicatore” più brutale: rende ogni interruzione di servizi un’arma.