Mosca dice “no” alla tregua di Natale e alza il volume: nuovi missili Yars nei silos mentre i negoziati arrancano

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«La pace si invoca a parole. La potenza, invece, si annuncia con un comunicato e un silo appena riempito.»

Il Cremlino chiude la porta a una tregua di Natale in Ucraina. La linea, ribadita nelle ultime ore dal portavoce Dmitry Peskov, è che Mosca non vuole una pausa “simbolica” che possa concedere a Kiev tempo per riorganizzarsi: se deve arrivare uno stop alle armi, sostiene il Cremlino, deve essere legato a un accordo di pace e non a una finestra temporanea.

Fin qui la politica. Poi però arriva il segnale militare, e non è un dettaglio di contorno. Proprio mentre si parla di negoziati e di “fasi” per far partire un percorso diplomatico, il ministero della Difesa russo ha annunciato l’installazione di nuovi missili balistici intercontinentali Yars in diversi silos del Paese, alla vigilia della Giornata delle Forze Missilistiche Strategiche (celebrata in Russia il 17 dicembre).

Un messaggio che, nei tempi e nei toni, sembra costruito per farsi notare: trattativa sì, ma con la deterrenza in primo piano.

cosa sono gli yars e perché l’annuncio pesa

Il sistema RS-24 Yars è uno dei pilastri della componente terrestre della deterrenza russa: può essere impiegato in versione silo o su piattaforme mobili e, secondo le informazioni diffuse, ha una gittata che può arrivare a circa 11.000 chilometri, con capacità di trasportare testate multiple.

Quando Mosca parla di “modernizzazione” delle forze strategiche, spesso il riferimento passa da qui: aumentare la quota di sistemi “di nuova generazione”, potenziare infrastrutture e addestramento, rendere più efficiente la catena operativa.

L’annuncio arriva nel momento in cui la diplomazia tenta di rimettere insieme i pezzi: colloqui con gli Stati Uniti, contatti con gli europei, ipotesi di garanzie di sicurezza e discussione – molto controversa – su una possibile presenza militare europea in Ucraina. Sul punto, il Cremlino continua a ripetere un altro “no”: niente truppe Nato sul territorio ucraino.

non solo missili: nasce un “servizio droni” delle forze missilistiche

C’è un altro passaggio che rende la notizia più ampia del titolo. Il comandante delle Forze Missilistiche Strategiche, Sergei Karakayev, ha annunciato anche l’istituzione di un nuovo servizio droni all’interno della struttura, presentato come un salto di capacità: più sistemi senza pilota, più dotazioni moderne, più copertura operativa.

È un dettaglio che racconta bene l’evoluzione di questa guerra: da un lato i tavoli diplomatici, dall’altro la trasformazione concreta degli apparati militari, dove perfino un’arma “strategica” per definizione integra ormai la dimensione unmanned.

la crepa (con tatto): se la pace è l’obiettivo, perché i segnali sembrano opposti?

E qui sta la domanda che molti si fanno – senza bisogno di schierarsi. Se l’obiettivo dichiarato è un accordo di pace, perché in parallelo si alza la posta comunicativa con annunci su missili intercontinentali? È semplice deterrenza? È pressione negoziale? O è il modo più rapido per far capire che, anche mentre si parla di compromessi, nessuno vuole apparire “debole” davanti al proprio pubblico interno?

Alla fine, la fotografia di questa giornata è questa: tregua di Natale respinta, trattative ancora in salita, e la sensazione che ogni volta che la diplomazia prova a fare un passo avanti, qualcuno senta il bisogno di ricordare al mondo “quanto pesa” sul piano militare.