Tre ori in tre gare sono storia; per l’Italia, sul SuperG resta la solita domanda: quando finisce l’eccezione che dura da decenni?
Il fatto, senza fronzoli: oro a Von Allmen, argento USA, bronzo svizzero
Nel SuperG maschile a Bormio (pista Stelvio) Franjo von Allmen ha vinto l’oro con 1:25.32, precedendo lo statunitense Ryan Cochran-Siegle (+0.13) e il connazionale Marco Odermatt (+0.28). Il resto del podio “allargato” dice molto: quarto Nils Allegre (+0.31), quinto Raphael Haaser (+0.57), sesto Giovanni Franzoni (+0.63).

Perché questa gara pesa più di un oro “normale”
Von Allmen arriva al terzo oro in tre gare olimpiche disputate: dopo la discesa libera e la combinata a squadre, chiude la tripletta con il SuperG. È il primo uomo a riuscirci dai tempi di Jean-Claude Killy (1968) e, nella ricostruzione storica più citata, il terzo sciatore alpino a centrare tre ori nella stessa edizione dopo Toni Sailer (1956) e Killy.
Come si vince un SuperG sulla Stelvio: margini minuscoli, scelte enormi
Il SuperG è la disciplina dell’equilibrio: velocità da discesa e linee “da gigante”, con un solo errore che ti costa la medaglia. A Bormio la configurazione era più “corta” rispetto alla libera: un tracciato che, nella lettura di chi era sul campo, ha premiato chi ha saputo tenere aggressività e precisione senza sforare nel rischio cieco.
Il dettaglio che spiega il 0.13: Cochran-Siegle ha sfruttato condizioni iniziali migliori in una mattina relativamente mite; Von Allmen ha risposto con una prova “al limite” ma pulita dove contava, e Odermatt si è ritrovato ancora una volta con l’argento morale e il bronzo reale.
FATTI (tecnici): che tipo di pista era oggi
Secondo la scheda tecnica FIS dell’evento, il SuperG maschile partiva da 1959 metri e arrivava a 1245, con 2414 metri di lunghezza e 714 metri di dislivello; 46 porte totali (42 “turning gates”) e tracciatura affidata a Lorenzo Galli. Parametri da “gara nervosa”: tanto dislivello in poco spazio, e ritmo che non perdona esitazioni.
Italia: tra sfortuna e limiti, una giornata che fa male
Per gli azzurri è stata soprattutto una storia di occasione mancata. Dominik Paris è uscito prestissimo: ha perso uno sci dopo poche porte, scivolando fuori senza conseguenze fisiche ma con la gara finita prima di iniziare. Giovanni Franzoni ha fatto una prova competitiva, ma non abbastanza nella sezione centrale: è rimasto fuori dal podio e ha chiuso sesto.
Qui la cronaca diventa sostanza: nelle gare veloci olimpiche non esiste “quasi”. Se non arrivi al traguardo, non esisti. Se arrivi “bene” ma con sei decimi nel settore sbagliato, sei fuori dalla storia.



