Quando un governo prova a marchiare “terrorista” un pezzo dell’apparato militare di un altro Stato, la risposta non è diplomatica: è ritorsione.
L’Iran ha convocato l’ambasciatrice italiana a Teheran, Paola Amadei, per protestare contro quelle che i media di Stato definiscono “dichiarazioni irresponsabili” del ministro degli Esteri Antonio Tajani sulle Guardie della Rivoluzione (IRGC, i Pasdaran). È un gesto formale ma pesante: la convocazione in Farnesina “al contrario” è uno degli strumenti con cui uno Stato segnala che una linea politica altrui è considerata ostile.
Il motivo è chiaro e documentato: Tajani ha annunciato che l’Italia chiederà ai partner UE di inserire l’IRGC nella lista europea delle organizzazioni terroristiche, citando la repressione violenta delle proteste in Iran e parlando di “carneficina” e di “migliaia e migliaia di morti”. Per Teheran, questa non è una critica politica: è un tentativo di delegittimare un corpo che l’Iran considera parte integrante delle sue forze armate e della sua sicurezza interna.



