Se la sovranità “resta italiana” ma le decisioni le scopri dai comunicati USA, il problema non è l’ICE: è chi comanda davvero il racconto.
La polemica sugli agenti statunitensi dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement) in Italia per Milano-Cortina 2026 è diventata un caso politico perché ha messo a nudo un cortocircuito: il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha prima minimizzato (“non mi risulta”, “non vedo il problema”) e poi ha cercato di chiudere (“ICE non opererà sul territorio italiano”), mentre fonti dell’ambasciata USA a Roma e del Dipartimento di Sicurezza interna hanno spiegato pubblicamente che una componente dell’ICE ci sarà – non per fare “controllo immigrazione”, ma per supportare la sicurezza americana ai Giochi.
Nel mezzo, un’escalation che non riguarda solo l’ordine pubblico: opposizioni che parlano di “milizia”, il sindaco di Milano che dice di non sentirsi tutelato dal Viminale, petizioni online contro la presenza di ICE, e un governo che – secondo ricostruzioni di stampa – avrebbe scelto di rinviare il decreto Sicurezza per non incendiare la piazza alla vigilia dell’inaugurazione olimpica.

Cosa dice Washington: “DSS guida, HSI dell’ICE supporta”
La versione americana è stata resa pubblica in modo netto: la sicurezza della delegazione USA ai Giochi è guidata dal Diplomatic Security Service (DSS) del Dipartimento di Stato; come già accaduto in altri eventi olimpici, altre agenzie federali “supportano” il DSS, tra cui Homeland Security Investigations (HSI), la componente investigativa dell’ICE.
Il punto chiave del comunicato è la precisazione che serve a disinnescare il timore peggiore: “ovviamente l’ICE non svolge operazioni di controllo dell’immigrazione in Paesi stranieri”. L’assistenza sarebbe legata a verifiche e mitigazione dei rischi di organizzazioni criminali transnazionali e si svolgerebbe sotto autorità e coordinamento del Paese ospitante.
Cosa dice Piantedosi: “non opererà”, “nessun accordo”, “non abbiamo l’elenco”
Piantedosi ha difeso una linea sovranista sul piano formale: l’ordine e la sicurezza pubblica in Italia “li garantisce lo Stato italiano” e ICE “di sicuro” non opererà sul territorio nazionale. Il Viminale sostiene inoltre che non ci siano, al momento, accordi di collaborazione sottoscritti per le Olimpiadi e che la composizione di eventuali scorte USA non è stata ancora comunicata.
La frizione nasce qui: Washington non parla di “operare” in Italia come polizia, ma di “supporto” e presenza nel dispositivo di sicurezza della delegazione USA. Roma dice: nessuna attività di ordine pubblico può essere svolta da altri, e ad oggi non c’è un framework firmato. È una disputa anche semantica, ma politicamente devastante: perché l’impressione è che il ministro sia stato costretto a rincorrere versioni altrui.



