Rottamazione quinquies “dei Comuni”: IMU e TARI nel mirino, ma non per tutti. Cosa cambia davvero e perché Giorgetti sta facendo pressing sui sindaci

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La “pace fiscale” non è uno sconto: è una scelta politica su chi paga, quando paga e quanto incassa lo Stato.

La rottamazione quinquies non è più solo una misura “statale”. La Legge di Bilancio 2026 apre una porta anche ai tributi locali: Comuni e Regioni possono introdurre proprie forme di definizione agevolata su IMU, TARI, multe e altre entrate, riducendo o azzerando sanzioni e interessi. Ma c’è una parola che cambia tutto: facoltà, non obbligo. Quindi la risposta alla domanda “posso rottamare IMU e TARI?” oggi è una sola: dipende dal tuo Comune.

In questo contesto si inserisce l’appello del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti: una moral suasion esplicita perché, dice in sostanza, lo “spirito della rottamazione” può aiutare i municipi a smaltire un enorme magazzino di crediti accertati e rimasti lì per anni. Tradotto: meglio incassare qualcosa subito (in via transattiva) che continuare a fingere di avere in bilancio crediti che non entrano mai.

Che cos’è la “rottamazione comunale”: una regola nazionale, cento applicazioni diverse

La norma attribuisce a Regioni ed enti locali la facoltà di creare una definizione agevolata per i tributi di propria competenza, anche se sono già in fase di accertamento o in contenzioso. Il Comune deve approvare un regolamento ad hoc e stabilire: quali entrate includere, con quali riduzioni, quante rate concedere e come gestire le liti pendenti.

La Legge di Bilancio fissa però paletti minimi: il termine per aderire deve essere indicato dall’ente e non può essere inferiore a 60 giorni dalla pubblicazione dell’atto sul sito istituzionale; il regolamento può prevedere l’esclusione o la riduzione di interessi e sanzioni; il tutto deve rispettare l’equilibrio di bilancio e i principi costituzionali in materia tributaria.

Cosa cambia per IMU e TARI: i tre scenari concreti

1) Se il tuo Comune attiva la definizione agevolata. Potrai regolarizzare vecchi debiti IMU/TARI pagando il tributo “puro” e vedendo ridurre o cancellare le componenti accessorie (sanzioni e interessi), secondo le regole fissate dal Comune. Potranno esserci rateizzazioni e condizioni diverse da città a città.

2) Se il tuo Comune NON la attiva. Non cambia nulla: IMU e TARI restano dovute con le regole ordinarie, inclusi interessi e sanzioni, e il contenzioso segue il suo corso.

3) Se il debito è già finito nella “rottamazione nazionale”. Qui serve attenzione: la rottamazione quinquies statale riguarda i carichi affidati alla riscossione nel periodo 2000–2023 e consente di pagare il capitale e le spese, con esclusione di sanzioni e interessi, anche a rate (fino a 54 rate bimestrali) con interessi del 3% annuo dal 1° agosto 2026. Ma non tutti i tributi locali arrivano nello stesso modo a quel perimetro: molti Comuni riscuotono con ingiunzioni o concessionari. In pratica: se la tua IMU/TARI è in cartella “nazionale” potresti rientrare nel canale statale; se è in riscossione locale, conta la delibera del Comune.

Perché Giorgetti spinge: il magazzino dei crediti “fantasma” nei bilanci comunali

Il punto politico è brutale: moltissimi Comuni hanno crediti accertati (IMU/TARI non pagate, sanzioni, canoni) che restano iscritti a bilancio come entrate “attese”, ma che nella pratica sono difficili da riscuotere. Questo crea un paradosso: sulla carta sono soldi; nella realtà non arrivano. E quando provi a recuperarli davvero, devi mettere in campo personale, procedure, contenziosi e – nei piccoli centri – anche un costo elettorale evidente.

QuiFinanza lo spiega in modo diretto: per molti enti è più “comodo” non incassare, perché un recupero crediti massiccio può costringere a rivedere bilanci e previsioni, mentre il personale amministrativo spesso è insufficiente per gestire una sanatoria complessa. Giorgetti prova a capovolgere la logica: meglio trasformare crediti fermi in incassi reali, anche rinunciando a parte delle componenti accessorie.

Il rischio che nessuno dice: Italia a due velocità

La forza (autonomia locale) è anche il difetto: la misura potrebbe creare un’Italia fiscale “a macchie”. Un Comune può concedere riduzioni ampie e molte rate; quello accanto può non attivare nulla. Il risultato è una disuguaglianza di trattamento che non nasce dalla legge nazionale, ma dalle scelte di bilancio e dalle priorità politiche locali.

Per questo, in un caso come IMU e TARI – tributi che incidono su milioni di famiglie – la trasparenza è decisiva: ogni ente dovrà dire chiaramente cosa consente, a chi, con quali scadenze e con quali effetti sulle liti pendenti.

Cosa deve fare un cittadino: una checklist semplice

1) Capire dove “vive” il debito: cartella/ruolo nazionale o riscossione comunale (ingiunzione, accertamento esecutivo, concessionario).

2) Controllare il sito del Comune: cerca delibera/regolamento su “definizione agevolata” o “rottamazione tributi locali”.

3) Verificare tempi e condizioni: il termine di adesione locale deve essere almeno 60 giorni dalla pubblicazione dell’atto; le riduzioni possono variare; la rateizzazione può cambiare molto.

4) Se hai un contenzioso aperto: la norma consente che rientri, ma il Comune può imporre condizioni (rinuncia al giudizio, sospensione, ecc.).

La rottamazione quinquies “dei Comuni” può essere un’occasione reale per chi ha arretrati e per enti locali che inseguono crediti inesigibili da anni. Ma non è automatica e non sarà uguale per tutti: sarà una scelta politica, Comune per Comune. È esattamente per questo che l’appello di Giorgetti pesa: sta chiedendo ai sindaci di decidere se tenere crediti fermi a bilancio o incassare davvero, aprendo (forse) una stagione nuova nei rapporti fiscali locali.