Quando una piattaforma decide cosa può circolare durante un referendum, la notizia non è il post: è il potere che lo governa.
Un video di Alessandro Barbero sul referendum costituzionale sulla giustizia diventa virale, rimbalza sulle pagine e nelle condivisioni, entra nel dibattito politico. Poi arriva l’etichetta: “Falso”. E con quella, la penalizzazione: visibilità ridotta su Facebook e sui canali che lo ripubblicano. Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, il contenuto è stato sottoposto a fact-checking “perché virale”.
Qui non siamo davanti a una polemica social. Siamo davanti a un fatto che riguarda la democrazia contemporanea: chi controlla i flussi d’informazione quando la posta è un voto? E soprattutto: quando una piattaforma privata decide che un contenuto va “depotenziato”, sta correggendo disinformazione o sta orientando il dibattito? La risposta non può essere ideologica. Deve essere tecnica, trasparente e verificabile.



