Le parole dei ragazzi non “rovinano” l’italiano: lo mettono alla prova. E spesso lo aggiornano.
“Chill” è la parola giovanile dell’anno. Non “dell’estate”, non “del momento”: dell’anno, con tanto di percorso pubblico, giurie e votazioni. L’Accademia della Crusca l’ha scelta come sintesi efficace di un tratto generazionale: la ricerca di calma e distanza dallo stress in un tempo che pretende presenza costante, prestazione, velocità.
La cosa interessante non è l’anglicismo in sé. È che “chill” non arriva come un’etichetta esotica: entra nel lessico quotidiano e si italianizza, produce derivati, diventa verbo (“chillare”) e aggettivo (“chillato”). È il segno che una parola non sta più solo “passando”: sta mettendo radici.



