Giustizia, Nordio sfida l’Anm. Il “Comitato per il No” risponde: “Polemica contraddittoria e infantile”. Ma la vera partita è sui contrappesi

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Quando il confronto diventa un duello, la trasparenza resta in tribuna.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio dice che l’Anm “ha paura del confronto” sul referendum. Il costituzionalista Enrico Grosso, presidente del Comitato per il No, replica: “non capisco il senso della polemica” e la definisce “contraddittoria” e “infantile”. Data e luogo del botta e risposta: Roma, 2 gennaio 2026. Sembra una schermaglia, ma riguarda il tema più serio che esista in democrazia: chi controlla chi, quando si riscrive l’architettura della giustizia.

Il punto non è il tono: è “chi parla con chi”

Grosso contesta una dinamica: prima, racconta, si critica l’Anm perché costituire un comitato “politicizzerebbe” lo scontro; poi, quando il comitato esiste (e include anche non magistrati), il ministro vorrebbe confrontarsi “solo” con l’Anm. Il Comitato dice: se si discute di referendum, si discute con chi fa la campagna, non per forza con un’associazione. E aggiunge: “se il ministro vuole parlare, il Comitato è a disposizione”.

Di quale riforma si parla: cosa cambia sulla carta

Il referendum riguarda una legge di revisione costituzionale pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025, approvata a maggioranza assoluta ma sotto i due terzi: quindi può finire al voto popolare. Nel merito, la riforma punta alla separazione tra magistrati giudicanti e requirenti, prevede due Csm distinti e istituisce un’Alta Corte disciplinare. Un altro punto chiave è il sorteggio per comporre alcune componenti degli organi di autogoverno.

I sostenitori: “più imparzialità, meno confusione”

Chi sostiene la riforma dice che separare le carriere riduce l’idea di “vicinanza” tra pm e giudici, rafforza la percezione di terzietà del giudice e prova a disinnescare le correnti dentro l’autogoverno. Nordio insiste sul fatto che più si informa l’elettore, più la riforma verrà compresa. E in questa cornice presenta il mancato faccia a faccia come un rifiuto dell’Anm.

I critici: “rischio politicizzazione del pm e contrappesi più deboli”

I contrari ribaltano la lente: il pm, oggi, è magistrato indipendente al pari del giudice; separare e riscrivere l’autogoverno potrebbe aprire un varco a pressioni esterne e rendere più fragile l’equilibrio tra accusa e difesa. Il tema non è “proteggere una categoria”, dicono: è proteggere i cittadini dall’idea che chi indaga possa diventare più vicino al potere politico di turno. Anche sul sorteggio le critiche sono nette: c’è chi lo vede come cura anti-correnti, c’è chi lo considera un modo di ridurre rappresentatività e competenze.

La data del referendum: perché fa litigare prima ancora del merito

La legge costituzionale prevede una finestra di tre mesi dalla pubblicazione per chiedere il referendum. In parallelo, la Cassazione ha ricevuto (a dicembre) la richiesta di 15 cittadini per avviare una raccolta da almeno 500.000 firme. Il governo, intanto, ragiona sulla collocazione della consultazione nella seconda metà di marzo 2026. C’è chi teme un’accelerazione “al limite” della prassi e parla di possibili ricorsi; altri rispondono che si resta “nei limiti di legge”.

Tradotto: cosa cambia davvero per i cittadini

Qui non si vota una norma che accorcia da sola i processi o riempie gli uffici di personale. Si vota l’assetto dei pesi e contrappesi: chi decide carriere e disciplina, quanto sono protetti giudici e pm, come si garantisce l’indipendenza “dai partiti” senza consegnare la giustizia a logiche di potere. Per i cittadini conta questo: se l’equilibrio si sposta, cambia il modo in cui lo Stato può indagare, accusare e giudicare. E quando cambia, dovrebbe essere chiaro “a chi giova” e “chi paga”, non solo chi vince il talk show.

Super partes, sì. Ma non muti davanti al potere

Essere super partes non significa fare finta che tutto sia uguale: significa non tifare per governo o categorie, ma pretendere chiarezza sugli effetti. Se il ministro vuole il confronto, la domanda è semplice: perché trasformarlo in una gara di orgoglio (“uno a uno”) invece che in un dibattito pubblico con atti, numeri e testo alla mano? E se i contrari dicono “No”, la domanda speculare è: quali alternative concrete propongono per rendere la giustizia più efficiente senza indebolire i controlli?

Cosa sappiamo

Che Nordio ha accusato l’Anm di temere il confronto sul referendum, e che Enrico Grosso per il Comitato per il No ha definito la polemica “contraddittoria” e “infantile”, dichiarandosi disponibile a discutere nel merito.

Cosa non sappiamo

Non sappiamo ancora la data definitiva della consultazione, né se la disputa sul calendario produrrà davvero contenziosi formali. E non sappiamo come verranno tradotti, dopo l’eventuale voto, i nodi più delicati (composizione organi, regole attuative) senza nuovi scontri.

Cosa aspettarci

Una campagna che sarà dura, perché tocca Costituzione e potere. E un test di maturità per tutti: meno slogan, più testo letto. Perché la giustizia non è “di Nordio” né “dei magistrati”: è dei cittadini. E i cittadini meritano spiegazioni, non sfide a duello.