Stangata 2026, Conte attacca: “Maxi-rincari”. Ma la domanda vera è un’altra: chi decide questi aumenti e chi ne risponde

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Il governo parla di “misure”. Il cittadino le conosce con un nome più semplice: bollette, pedaggi e ricevute.

Il 2026 si apre con una parola che i cittadini non amano: aumenti. Nelle prime ore dell’anno tornano al centro accise, pedaggi e costi assicurativi, con un conto complessivo che secondo Assoutenti vale una “stangata” da circa 900 milioni di euro sulle tasche dei consumatori. E sul piano politico arriva l’attacco del leader M5S, Giuseppe Conte, che parla di maxi-rincari e accusa l’esecutivo di aver detto “no” alle proposte contro il caro-vita.

La cronaca è semplice, il punto no: alcuni rincari sono legati a scelte di legge di bilancio, altri a adeguamenti tariffari e regole di settore. Tradotto: il cittadino vede una cifra più alta, ma spesso non è chiaro chi l’ha decisa, perché e soprattutto chi risponde quando l’impatto diventa pesante.

Cosa aumenta davvero a inizio anno

Secondo la stima di Assoutenti, tra le voci principali ci sono il rialzo delle accise sul gasolio di +4,05 centesimi al litro (con effetto complessivo stimato in circa 552 milioni nel 2026), l’aumento dell’aliquota sulle polizze accessorie legate all’auto fino al 12,5% (impatto stimato in circa 115 milioni) e l’incremento dei pedaggi autostradali in media del +1,5% (circa 20 milioni annui secondo i calcoli riportati). Nel pacchetto vengono citati anche rincari su sigarette e prodotti da tabacco (costi stimati nell’ordine di 213 milioni nel 2026).

Qui il punto è: non si tratta di “una cosa sola”. È l’effetto combinato di più leve che, sommate, pesano soprattutto su chi non può scegliere: chi usa l’auto per lavorare, chi vive lontano dai servizi, chi già fatica a far quadrare il mese.

Pedaggi: l’aumento medio e le tratte che cambiano tariffa

Sui pedaggi, l’incremento medio indicato è del +1,5% dal 1° gennaio 2026 per molte concessionarie, collegato a meccanismi di adeguamento e alla fase di aggiornamento dei piani economico-finanziari. Il risultato pratico è banale: lo stesso tragitto costa di più, e per chi lo fa ogni giorno l’aumento non è “simbolico”, è una voce fissa che si ripete.

Per i cittadini conta questo: quando una tariffa sale “a regime”, non colpisce una volta sola. Colpisce ogni settimana, ogni mese, ogni anno. Ed è qui che la politica dovrebbe smettere di fare telecronaca e iniziare a fare rendiconto: quali controlli reali ci sono su costi, investimenti e servizio?

Gasolio: accise riallineate, effetti a cascata

Sul gasolio scatta l’aumento delle accise di +4,05 centesimi al litro, mentre la benzina viene ridotta della stessa quota, con un riallineamento delle aliquote a 672,90 euro per 1.000 litri. È una modifica che riguarda milioni di automobilisti e, indirettamente, può riflettersi sui costi di trasporto e quindi sui prezzi finali di molte merci.

La domanda è: quanto di questa manovra viene spiegato in modo comprensibile e quanto viene lasciato al cittadino come “sorpresa alla pompa”? Perché i conti pubblici sono materia seria, ma anche la trasparenza lo è: se una scelta produce gettito e impatto sociale, va raccontata con numeri e motivazioni, non con slogan.

Assicurazione auto: non solo premio, anche imposte sulle garanzie

Quando si dice “assicurazione più cara” spesso si pensa solo al premio Rc auto. Ma il nuovo anno porta un aumento dell’aliquota fiscale su alcune garanzie accessorie molto diffuse: per esempio l’infortunio del conducente e l’assistenza stradale, che passano a un’aliquota del 12,5%. Non è un dettaglio per addetti ai lavori: è il tipo di costo che molti scoprono solo quando rinnovano, perché è “dentro” al prezzo finale.

E qui si apre un tema di responsabilità: se una misura è legittima, la politica dovrebbe avere il coraggio di dire “sì, aumenta questo, per questo motivo, e ci aspettiamo questo effetto”. Altrimenti il cittadino resta con la sensazione di essere un portafoglio con la residenza.

Conte all’attacco: “maxi-rincari” e “no” alle proposte

Giuseppe Conte ha attaccato l’esecutivo sostenendo che “in questo 2026 costa di più” tra assicurazione auto, gasolio e pedaggi, citando stime da 900 milioni di maggiori oneri per i consumatori. Nella sua lettura, il governo avrebbe respinto le proposte contro il caro-vita e avrebbe favorito altri comparti, indicando come possibili fonti di copertura anche gli extraprofitti di settori forti.

È una posizione politica, e come tale va trattata: attribuita e verificata sui fatti. Ma la critica tocca un nervo scoperto che vale per chiunque governi: se i rincari aumentano la pressione sulle famiglie, dov’è il piano che spiega chi viene protetto e chi no?

Nel frattempo: il “pasticcio” dei bonus e il nodo credibilità

Nel dibattito rientra anche un capitolo citato dallo stesso Conte: i bonus giovani e bonus donne. Il decreto Milleproroghe pubblicato in Gazzetta Ufficiale non contiene la proroga, ma secondo fonti riportate da ANSA sarebbe una questione di motivi tecnici e la misura dovrebbe tornare con un emendamento in Parlamento durante la conversione.

Qui la domanda non è ideologica: è amministrativa. Se una misura è considerata utile, perché deve “sparire” e poi “rientrare”? La fiducia dei cittadini non si costruisce solo con i bonus, ma con la sensazione che chi governa sappia cosa sta facendo, e lo faccia in modo lineare.

Tradotto: cosa cambia per i cittadini

Se usi l’auto, rischi di pagare di più su tre fronti: carburante, autostrade e alcune coperture assicurative. Se vivi di spostamenti, non è un “fastidio”: è un costo strutturale. E quando i costi fissi crescono, si taglia altrove: consumi, salute, manutenzione dell’auto, perfino lavoro (perché muoversi diventa più caro).

Per i cittadini conta questo: non basta sapere che “aumenta dell’1,5%” o “di 4,05 centesimi”. Serve sapere perché, chi beneficia, quali correttivi sono previsti e come si misurerà l’effetto su famiglie e imprese. Perché la politica è un mandato, non una narrazione: chi decide è un dipendente dei cittadini e deve rendere conto con dati, non con frasi.

Cosa sappiamo

Che dal 1° gennaio 2026 sono entrate in vigore diverse novità su gasolio, pedaggi e imposte su alcune polizze accessorie, e che Assoutenti stima un impatto complessivo intorno a 900 milioni di euro. Sappiamo anche che l’opposizione, con Conte, ha attaccato il governo parlando di maxi-rincari e di proposte anti caro-vita respinte.

Cosa non sappiamo

Quanto di questo impatto sarà assorbito dal mercato e quanto sarà trasferito integralmente ai cittadini, voce per voce. E non sappiamo ancora tempi e modalità definitive del rientro dei bonus giovani e bonus donne nel percorso parlamentare di conversione del Milleproroghe.

Cosa aspettarci

Un gennaio di scontro politico sul costo della vita, con una partita che si gioca su due piani: la propaganda (sempre rumorosa) e i numeri (sempre testardi). La domanda che resterà sul tavolo è una sola: chi governa intende limitarsi a spiegare che “non si poteva fare diversamente”, o inizierà a dimostrare con atti verificabili come si protegge davvero il potere d’acquisto dei cittadini?