Puoi usare la Costituzione come clava. Poi arriva il Capo dello Stato e te la rimette in mano: non per colpire, per reggere.
Il fatto, prima di tutto: cosa ha detto Mattarella il 31 dicembre
Nel rito laico del 31 dicembre 2025, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha pronunciato a reti unificate il messaggio di fine anno: un discorso di circa 15 minuti, il suo undicesimo, costruito come un “album” degli 80 anni della Repubblica e trasformato in bussola per l’oggi. Parole chiave: pace, coesione sociale, diritti, responsabilità.

“Ripugnante” chi rifiuta la pace: l’apertura che non lascia scampo
Il discorso si apre senza cerimonie: “La nostra aspettativa è anzitutto rivolta alla pace”. Mattarella cita le città ucraine colpite, la distruzione delle centrali di energia per lasciare la popolazione al gelo, e la devastazione di Gaza, con neonati che “muoiono assiderati”. Poi la frase che inchioda: diventa “incomprensibile e ripugnante” il rifiuto di chi nega la pace “perché si sente più forte”.

La pace come mentalità: dal “lontano” al “vicino”
Il passaggio più politico (nel senso alto) è questo: “La pace, in realtà, è un modo di pensare”. Non solo diplomazia, non solo trattati: una mentalità che riguarda “qualunque ambito”, anche quello interno ai singoli Stati e alle comunità, e che parte dalla dimensione nazionale e quotidiana. Tradotto: se trasformiamo ogni confronto in rissa permanente, non stiamo “difendendo” niente. Stiamo preparando il terreno al contrario della pace.
“Disarmare le parole”: il richiamo che parla alla politica (e a noi)
Arriva poi l’invito più tagliente, proprio perché non fa nomi. Mattarella richiama Papa Leone XIV e la necessità di “disarmare le parole”: respingere odio e contrapposizione, praticare dialogo e riconciliazione. E aggiunge un punto che sembra scritto per le prime pagine e per i social: se “non conta il fondamento” delle accuse ma solo “la forza polemica”, non si costruiscono le basi di una mentalità di pace.



