Manovra 2026, fiducia alla Camera e ok finale entro il 30: Irpef giù, accise su. E 942 emendamenti restano a guardare

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Il bilancio corre contro il calendario: il Parlamento discute, la fiducia chiude, il conto resta ai cittadini.

Cosa succede adesso: la Manovra arriva al traguardo (a fiducia)

La Legge di Bilancio 2026 è nel rush finale alla Camera: la discussione generale è partita nel pomeriggio di domenica 28 dicembre 2025 e in serata il governo ha posto la questione di fiducia, annunciata dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. Il voto sulla fiducia è fissato per lunedì 29 dicembre: dichiarazioni dalle 18:40, chiama per appello nominale dalle 20:20 e poi seduta notturna dalle 22. Il voto finale sul testo è previsto per martedì 30 dicembre, con interventi dalle 11 e chiusura attesa entro le 13. Tradotto: la Manovra deve entrare in vigore a gennaio 2026 e il Parlamento sta correndo per evitare l’esercizio provvisorio.

Il “dietro” del calendario: una Manovra blindata e un’Aula in modalità ratifica

Il passaggio a Montecitorio si consuma con un copione ormai familiare: tempi stretti, testo di fatto blindato e voto a fiducia. In commissione Bilancio alla Camera sono stati presentati 942 emendamenti (tutti dell’opposizione) e 158 sono stati dichiarati inammissibili. La commissione ha dato mandato ai relatori e il testo è arrivato in Aula senza modifiche derivanti dalle proposte delle minoranze. La domanda, per un cittadino, è semplice: quanta parte della discussione incide davvero sul testo e quanta è solo cronaca parlamentare?

Quanto vale la Manovra: 22,3 miliardi e un obiettivo politico (deficit sotto il 3%)

Secondo le stime riportate da Sky TG24, la Manovra vale 22,3 miliardi nel 2026, con tagli fiscali per 7,9 miliardi e maggiori spese per 14,4 miliardi. Il governo punta a riportare il deficit appena sotto il 3% già nel 2025, con un anno di anticipo rispetto alle previsioni, anche per uscire dalla procedura Ue sul disavanzo e gestire il tema della spesa per difesa. Nel quadro macro citato, la crescita stimata per il 2026 resterebbe attorno a +0,7%, con l’ultimo anno di spinta del PNRR.

Fisco: la “buona notizia” è l’Irpef, ma non è gratis

Il provvedimento insiste sul capitolo tasse. La misura-bandiera è il taglio della seconda aliquota Irpef dal 35% al 33% nello scaglione 28.000–50.000 euro, con benefici più visibili sopra i 50.000 euro (Sky cita fino a 440 euro l’anno). Nel pacchetto ci sono anche: tassazione dei premi di risultato ridotta all’1%; flat tax al 15% su lavoro notturno, festivo e turni; e uno sconto sugli aumenti dei rinnovi contrattuali con una micro-aliquota al 5% (nei limiti e con le soglie indicate dal testo e dai resoconti). Tradotto: qualche busta paga respira, ma la coperta resta quella che è.

Bonus casa e consumi: ristrutturazioni, mobili, e la rottamazione delle cartelle

Restano i bonus su ristrutturazioni ed energia: 50% sulla prima casa e 36% sulle seconde case. Collegato, un credito d’imposta al 50% per mobili e grandi elettrodomestici fino a 5.000 euro. Sul fronte fisco, torna anche la rottamazione delle cartelle fino al 31 dicembre 2023 (con un impatto stimato in minori entrate nel 2026). E viene rinviata ancora la plastic tax e la sugar tax. Qui la domanda è: è una scelta di politica industriale, o l’ennesimo “poi vediamo” che rimanda un problema senza chiuderlo?

Il lato meno pubblicizzato: aumenti su tabacchi, carburanti e pacchi extra-Ue

Non ci sono solo tagli. Nella Manovra entrano anche aggravi che toccano direttamente le persone: aumento delle accise su sigarette e tabacchi (stima 213 milioni), e su benzina e gasolio (stima 552 milioni). Inoltre, viene previsto un contributo di 2 euro sulle spedizioni sotto i 150 euro provenienti da Paesi extra Ue. Tradotto: una parte della copertura passa da scelte quotidiane (spostarsi, comprare, fumare). Non è “morale”: è aritmetica.

Famiglie e welfare: sanità, madri, Isee e Adi

Tra i capitoli di spesa, sanità e famiglia restano centrali: la sanità viene rifinanziata con 2 miliardi. Sono previsti interventi per le madri: risorse per integrare il reddito delle lavoratrici con due o più figli e fondi per favorire l’esonero contributivo. Sul fronte Isee, viene finanziato l’adeguamento che esclude la prima casa fino a 200.000 euro nelle grandi città. E nel welfare: rifinanziamento della social card e modifica all’Assegno di inclusione (Adi) con la cancellazione del mese di sospensione dopo la prima assegnazione. È qui che si misura la “parte cittadina” della Manovra: non nelle conferenze stampa, ma in tempi, requisiti e platee reali.

Imprese, banche, ministeri: chi contribuisce alla copertura

Per le imprese compaiono misure come il credito d’imposta della Zes Unica e incentivi collegati a investimenti (inclusi quelli green con iper-ammortamento). Sul lato coperture, una parte del conto viene spostata anche su banche e assicurazioni (Sky segnala un aumento di gettito legato all’Irap per questo comparto) e su ministeri, con tagli e rimodulazioni di spesa. Tradotto: la Manovra distribuisce oneri e benefici tra categorie. La questione è quanto questa distribuzione sia “stabile” o solo rinviata al prossimo giro.

Tradotto: cosa cambia per un cittadino dal 1° gennaio

A gennaio 2026 alcune misure fiscali e di welfare possono entrare in vigore, ma il cittadino vedrà soprattutto tre cose: un possibile alleggerimento su Irpef e alcune voci di reddito, la continuità (o rimodulazione) dei bonus casa, e un aumento “silenzioso” su carburanti, tabacchi e acquisti extra-Ue. Il resto lo misureremo quando arriveranno circolari, istruzioni, moduli e tempi di pagamento. Perché in Italia la Manovra non finisce col voto: inizia con l’applicazione.

Cosa sappiamo, cosa non sappiamo, cosa aspettarci

Cosa sappiamo: il calendario è fissato tra 29 e 30 dicembre 2025, con voto a fiducia e approvazione finale entro fine anno; il testo è sostanzialmente blindato nel passaggio alla Camera; le principali misure toccano Irpef, bonus, welfare e alcune accise. Cosa non sappiamo: l’effetto reale su famiglie e imprese finché non vediamo l’attuazione (e quante persone rientrano davvero nelle platee). Cosa aspettarci: a gennaio partirà la seconda fase: quella in cui i comunicati diventano procedure, e i cittadini scoprono se “beneficio” era una cifra in busta paga o solo un titolo in conferenza.