Capodanno, botti e fuochi: per noi “festa”, per gli animali terrore. E il conto resta a terra (e nell’aria)

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Capodanno, botti e fuochi: per noi “festa”, per gli animali terrore. E il conto resta a terra (e nell’aria)

Ora arrivano i botti. E ci risiamo: cosa succede davvero agli animali

Ogni fine anno la scena si ripete: per molte persone è “tradizione”, per tanti animali è una notte di panico. La Fondazione Susy Utzinger la descrive senza giri di parole: scoppi e fischi possono trasformare Capodanno in “puro terrore”, con episodi di fuga, incidenti e, in alcuni casi, vittime. Non è solo un problema di sensibilità: è un tema di sicurezza e benessere, perché l’istinto di scappare non ragiona “a norma di legge”.

Non sono solo cani e gatti: cavalli, mucche, uccelli, fauna selvatica

Il punto è che il rumore non colpisce un’unica “categoria”. Nei cavalli, uno studio basato su un ampio questionario in Nuova Zelanda riporta ansia diffusa durante i fuochi e segnala che circa il 26% dei proprietari ha riferito infortuni legati ai fuochi d’artificio (cadute, lacerazioni, traumi). Negli allevamenti, organizzazioni come la RSPCA ricordano che bovini e ovini possono andare in fuga, ferirsi e subire stress importante (con casi documentati di complicazioni in gravidanza). E sulla fauna selvatica la scienza è chiarissima: uno studio con radar meteo nei Paesi Bassi stima che centinaia di migliaia di uccelli si alzino in volo per i fuochi di mezzanotte; ricerche più recenti con GPS mostrano voli improvvisi e lunghi per allontanarsi dalle aree abitate.

Tradotto: cosa puoi fare (oggi e domani) per ridurre il danno

Per cani: passeggiata e bisogni prima che inizi il “pre-show”; poi in casa e basta. Tienilo sempre al guinzaglio e meglio con pettorina (anche doppio aggancio se è molto pauroso). Chiudi finestre e persiane, abbassa luci e stimoli, crea un “rifugio” (coperta sotto il tavolo, bagno, angolo dietro il divano) e usa rumore di fondo (TV/radio/musica) per coprire i colpi.

Per gatti: se escono, riportali in casa prima e tienili dentro. Lascia accesso ai loro nascondigli e non “costringerli” a farsi vedere: il loro modo di sentirsi al sicuro spesso è scomparire per qualche ora.

Per piccoli animali (conigli, roditori, uccellini domestici): sposta la gabbia in una stanza interna, lontano da finestre; copri parzialmente con un telo leggero (senza bloccare aria e controllo visivo) e mantieni un sottofondo costante. Evita spostamenti last-minute, che sommano stress a stress.

Per cavalli e animali da fattoria: se sai che in zona ci saranno fuochi, prepara il perimetro: controlla recinzioni, riduci gli oggetti pericolosi, valuta la stabulazione nelle ore critiche (senza cambiare routine all’improvviso). Se possibile, avvisa e fatti avvisare: conoscere l’orario dei botti è già mezza prevenzione.

Cosa NON fare (perché spesso peggiora)

Niente tappi per le orecchie agli animali: possono causare problemi e lesioni (lo sconsigliano esplicitamente le associazioni veterinarie e di tutela). Niente sedativi “fai da te”: se serve un supporto farmacologico, si decide con il veterinario prima, non alle 23:57. E soprattutto: non lasciare l’animale da solo se sai che va in panico.

Se scappa: la misura più banale che salva ore (microchip e contatti)

Qui la prevenzione è noiosa ma decisiva: microchip aggiornato, e per chi usa collare o pettorina anche una targhetta con numero di telefono. In molte fughe da paura, la differenza tra “ritrovato in un’ora” e “sparito per giorni” è un contatto immediato e verificabile.

Non è solo “fastidio”: dopo il botto restano aria e residui

Il giorno dopo, oltre allo sporco, resta anche la chimica: la letteratura scientifica descrive come i fuochi rilascino particolato e vari metalli nell’aria; alcune ricerche hanno misurato aumenti significativi di PM durante la notte di Capodanno. Uno studio sul tema perclorato (usato in diversi fuochi) mostra picchi proprio in corrispondenza dei festeggiamenti. E non è un tema “solo ambientalista”: aria peggiore significa più rischio per chi ha asma e fragilità respiratorie, e residui a terra significano anche ingestione accidentale per animali curiosi.

La domanda scomoda: perché questa usanza deve essere per forza “assordante”

Ogni anno si dice “è solo una notte”. Ma se “una notte” produce panico su animali domestici, allevamenti e fauna, e lascia rifiuti e aria peggiore, la domanda per un cittadino è elementare: stiamo difendendo una tradizione o un’abitudine? In Svizzera il tema è ormai politico: esiste un’iniziativa per limitare i fuochi rumorosi e un controprogetto parlamentare che punta a vietare soprattutto i petardi “solo rumore”, proprio per ridurre impatti su persone, animali e ambiente. Segno che non è “capriccio”: è un conflitto tra libertà di fare festa e diritto degli altri (animali inclusi) a non subirne i costi.

Alternative: festeggiare senza far tremare la notte

Non è un aut-aut tra “divertimento” e “tristezza”: esistono fuochi a basso impatto sonoro, spettacoli di droni, luci e musica, eventi pubblici con regole chiare e orari certi. La vera differenza non è estetica: è che riduci il rischio di fughe, incidenti e stress estremo. E magari inizi l’anno nuovo con un’idea rivoluzionaria: la festa che non lascia macerie, né in strada né negli animali.

Cosa sappiamo, cosa non sappiamo, cosa aspettarci

Cosa sappiamo: associazioni di tutela e studi scientifici descrivono effetti concreti dei fuochi su animali (panico, fuga, incidenti) e su aria e residui. Cosa non sappiamo: quanta prevenzione reale verrà fatta quartiere per quartiere, e quanto “buon senso” reggerà quando parte la gara a chi fa più rumore. Cosa aspettarci: lo stesso copione, a meno di una scelta collettiva: spostare l’esaltazione su qualcosa che non richieda, come effetto collaterale, una notte di paura per chi non può capire né scappare bene.