Le noccioline erano legali: il problema era il “ripieno”.
Chi, cosa, quando, dove
Al porto di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria, la Guardia di Finanza ha sequestrato oltre 435 chilogrammi di cocaina nascosti in un container che trasportava circa mille sacchi di noccioline. La stima del valore “al dettaglio” parla di circa 70 milioni di euro. L’operazione, spiegano gli investigatori, rientra nel rafforzamento dei controlli di fine anno su un flusso quotidiano enorme di container movimentati nello scalo calabrese.

Il trucco era nella merce di copertura: sacchi, bisacce e 400 panetti
Dentro il carico di noccioline i militari hanno trovato 400 panetti di cocaina, indicata come di qualità purissima. Il controllo non è stato “un colpo di fortuna”: la verifica si è protratta fino a tarda notte perché, per arrivare alla droga, è stato necessario scaricare e ispezionare un numero elevato di sacchi e contenitori interni. In casi così, la lentezza è una virtù: è l’unico modo per evitare che la sostanza passi “in mezzo” a merce perfettamente regolare.
Come è stata scoperta: tecnologia radiogena e unità cinofile
La scoperta è stata attribuita a due leve che, nei porti moderni, contano più delle dichiarazioni: strumenti radiogeni per analizzare i carichi e il lavoro delle unità cinofile, che avrebbero segnalato anomalie proprio sulla spedizione di noccioline. Tradotto: o investi in tecnologia e competenze, o il porto diventa un’autostrada dove controlli solo chi ti suona il clacson.



