“Non è austerity”: ok. Però al portafoglio non basta la traduzione simultanea.
Chi, cosa, quando, dove
Il governo ha posto la fiducia sul maxiemendamento alla manovra 2026 durante l’esame in Aula al Senato (avviato il 22 dicembre 2025). Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha respinto l’etichetta “austerity”, parlando di prudenza legata a debito pubblico e tassi. Sul tavolo: taglio Irpef, rottamazione quinquies, misure su pensioni, Tfr, casa/Isee e capitoli di spesa e coperture.
Perché la fiducia conta (e cosa cambia per il Parlamento)
La fiducia su un maxiemendamento “interamente sostitutivo” è un acceleratore: riduce lo spazio per modifiche e punta a chiudere in tempi rapidi l’iter in Senato, per poi passare alla Camera entro fine dicembre. È una scelta tecnica e politica insieme: quando il testo si compatta in un solo pacchetto, aumenta la certezza del voto ma diminuisce la possibilità di rifinire i dettagli in modo trasparente, riga per riga.



