Manovra 2026, fiducia sul maxiemendamento: Giorgetti «non è austerity»

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“Non è austerity”: ok. Però al portafoglio non basta la traduzione simultanea.

Chi, cosa, quando, dove

Il governo ha posto la fiducia sul maxiemendamento alla manovra 2026 durante l’esame in Aula al Senato (avviato il 22 dicembre 2025). Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha respinto l’etichetta “austerity”, parlando di prudenza legata a debito pubblico e tassi. Sul tavolo: taglio Irpef, rottamazione quinquies, misure su pensioni, Tfr, casa/Isee e capitoli di spesa e coperture.

Perché la fiducia conta (e cosa cambia per il Parlamento)

La fiducia su un maxiemendamento “interamente sostitutivo” è un acceleratore: riduce lo spazio per modifiche e punta a chiudere in tempi rapidi l’iter in Senato, per poi passare alla Camera entro fine dicembre. È una scelta tecnica e politica insieme: quando il testo si compatta in un solo pacchetto, aumenta la certezza del voto ma diminuisce la possibilità di rifinire i dettagli in modo trasparente, riga per riga.

Quanto vale la manovra (e perché i numeri “ballano”)

Le ricostruzioni più citate parlano di una manovra da 18,7 miliardi a cui si aggiunge un pacchetto di circa 3,5 miliardi per le imprese, portando il totale “di fatto” attorno a 22 miliardi. Il punto per i cittadini è semplice: non è solo “quanto”, ma come sono distribuite le risorse e chi paga le coperture.

Fisco: Irpef al 33% e rottamazione quinquies

Il capitolo più “visibile” è l’Irpef: l’aliquota per i redditi medi scende dal 35% al 33% nella fascia tra 28.000 e 50.000 euro. In parallelo arriva la rottamazione quinquies per cartelle dal 2000 al 2023, con piano in 9 anni (fino a 54 rate bimestrali) e tasso sulle rate rivisto dal 4% al 3%. Qui la domanda “civile” è doppia: sollievo per chi è in difficoltà, ma anche che messaggio riceve chi paga regolarmente.

Lavoro e pensioni: stretta sugli anticipi, Tfr e contratti

Sul fronte pensioni, il testo elimina la possibilità di anticipare la vecchiaia cumulando la previdenza complementare (opzione introdotta dal 2025) e prevede tagli su alcuni canali di anticipo: per i precoci e per le mansioni usuranti vengono indicati tagli al fondo a partire dal 2033 (con risorse ridotte). Sul Tfr, si allarga progressivamente la platea di aziende tenute a conferire al fondo Inps (soglie che scendono nel tempo). C’è anche la detassazione degli aumenti contrattuali al 5% entro 33.000 euro e con estensione a rinnovi anche del 2024.

Casa e Isee: più margine nelle città metropolitane

Una modifica che tocca molte famiglie riguarda l’Isee: nelle città metropolitane (tra cui Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo) sale fino a 200.000 euro il valore della prima casa escludibile dal calcolo, in continuità con l’innalzamento già previsto (da 52.500 a 91.500 euro, con incrementi per i figli). Tradotto: per alcune famiglie cambia l’accesso a bonus e prestazioni, soprattutto dove gli immobili “valgono” tanto anche se lo stipendio non vola.

Imprese e coperture: Zes, crediti d’imposta e contributi

Nel maxiemendamento rientrano risorse per le imprese, con rifinanziamenti legati a Zes e crediti d’imposta. Sul lato coperture spicca un intervento sulle assicurazioni: un contributo complessivo indicato in 1,3 miliardi tramite acconto dell’85% del contributo sul premio di veicoli e natanti. In soldoni: da qualche parte i soldi vanno presi, e spesso lo si fa dove il prelievo è più “semplice” da incassare.

Spesa pubblica: sanità, farmaci, coesione e infrastrutture

Tra i capitoli segnalati: Giorgetti rivendica fondi per la sanità (cifra citata in Aula: 6 miliardi, secondo le cronache). Sul lato tagli/riassetti: riduzione del fondo per i farmaci innovativi (taglio indicato in 140 milioni) compensata da un aumento del tetto di spesa farmaceutica (dallo 0,2 allo 0,3%). C’è anche una sforbiciata al Fondo Sviluppo e Coesione (riduzioni su 20262028) e interventi su Piano Casa e grandi opere come il Ponte sullo Stretto con rifinanziamenti spostati su anni successivi.

La “tassa sui pacchi” e la politica che diventa logistica

Nella discussione emerge anche la cosiddetta tassa sui pacchi: Giorgetti la difende come risposta alla concorrenza “non fair” e all’invasione di piccoli invii dall’estero, sostenendo che serva a proteggere la rete di negozi e commercio. Qui la sostanza è politica-industriale: non è solo gettito, è una scelta su come regolare l’e-commerce e i suoi effetti sul tessuto urbano.

Le norme che “saltano”: quando la manovra cambia in corsa

Nelle ultime ore è esploso il caso di una norma sui lavoratori sottopagati (definita da alcuni come “salva-imprenditori”), che risulterebbe destinata a essere stralciata dal maxiemendamento insieme ad altre quattro misure. Quali siano esattamente tutte e cinque, nel dettaglio, è da verificare sul testo finale depositato: ma il segnale è chiaro, ed è il più “italiano” di tutti: il problema spesso non è la misura, è l’ultimo chilometro.

Tradotto:

questa manovra mette insieme un taglio Irpef per i redditi medi, una maxi-rateizzazione delle cartelle e una stretta su alcuni canali di pensione, più misure per imprese e capitoli di spesa/ritocchi su sanità e altri fondi. La fiducia serve a chiudere in fretta, ma rende più difficile per i cittadini capire “chi vince” e “chi paga” senza leggersi un’enciclopedia.

Domanda

Se la manovra è “prudente” e non “austerity”, la domanda è concreta: questa prudenza si vede anche nella vita quotidiana (servizi, sanità, lavoro stabile), o la vedremo solo nei saldi finali dei conti pubblici? E soprattutto: quanta trasparenza siamo disposti a perdere ogni anno, in cambio di approvare la legge di bilancio a colpi di maxiemendamento e fiducia?