Cortina, terrazza “da demolire” all’El Camineto: Kunz, compagno di Santanchè, sotto la lente del Comune di Cortina

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Vista Olimpiadi? Bene. Vista permessi? Ecco, su quella c’è ancora nebbia.

Chi, cosa, quando, dove

A Cortina d’Ampezzo, il Comune ha notificato un provvedimento che ordina la demolizione (o comunque il ripristino) di una terrazza di nuova costruzione legata al ristorante El Camineto, locale riconducibile alla gestione di Dimitri Kunz (compagno della ministra Daniela Santanchè) e del socio Andrey Toporov. L’atto nasce, secondo le ricostruzioni, da una segnalazione dei carabinieri forestali datata 18 dicembre 2025 e prevede circa 60 giorni per il ripristino, con la possibilità di percorsi amministrativi alternativi (come sanatoria dove ammessa o ricorso).

Cosa contesta il Comune: non “un dettaglio”, ma opere e autorizzazioni

Il punto, qui, non è il gusto estetico: è la carta. La contestazione riguarda una struttura aggiuntiva rispetto alla terrazza originaria: una terrazza a sbalzo sul prato in pendenza, descritta con paratie trasparenti e arredi esterni (come tavoli e stufe “a fungo”), oltre a due strutture in legno con camini in metallo sul tetto. Secondo quanto riportato, mancherebbero i necessari titoli edilizi e/o autorizzazioni paesaggistiche per parti dell’intervento.

La “via d’uscita” prevista: demolizione, sanatoria o ricorso

Il provvedimento non è un verdetto scolpito nella roccia: è un passaggio amministrativo con strade possibili. Da un lato c’è la richiesta di ripristino entro i tempi indicati; dall’altro, viene citata la possibilità di presentare un accertamento di compatibilità paesaggistica per le opere eventualmente sanabili, oppure di impugnare l’atto con un ricorso. Tradotto: ora si entra nella fase in cui contano documenti, perizie e atti, non i rumor.

Perché questa vicenda fa più rumore di una terrazza

El Camineto non è un locale qualunque nel racconto mediatico: da settimane è al centro di una discussione “pre-olimpica” perché, secondo varie ricostruzioni, durante le Olimpiadi Milano-Cortina 2026 dovrebbe restare operativo in un’area dove altre strutture avrebbero limitazioni o chiusure per ragioni di logistica e sicurezza. Su questo punto ci sono state lamentele e domande pubbliche (anche per l’evidente tema di opportunità, dato il legame con una ministra), ma esistono anche smentite e repliche: Kunz, ad esempio, ha contestato l’idea di essere “l’unico” a restare aperto, definendola una ricostruzione non corretta.

Il tema cittadino: regole uguali, controlli uguali, spiegazioni uguali

Il punto non è “contro” qualcuno: è pro regole. Se un Comune ordina una demolizione per presunte irregolarità, deve farlo con lo stesso rigore per chiunque: dal rifugio famoso al bar di paese. E se un’attività ottiene condizioni diverse (aperture, accessi, convenzioni), è legittimo chiedere una cosa semplice: perché, con quali atti, con quali criteri. Le Olimpiadi sono un evento pubblico: le scelte che impattano l’economia locale vanno spiegate come si spiega una bolletta, non come un retroscena.

Tradotto:

qui non stiamo parlando di “polemica social”, ma di una questione concreta: permessi e paesaggio da una parte, e equità tra operatori dall’altra. Se la terrazza è davvero priva delle autorizzazioni necessarie, si interviene e si ripristina. Se invece ci sono elementi per regolarizzare, lo si farà nelle sedi previste. Nel frattempo, la trasparenza non è un optional: è l’unico modo per evitare che Milano-Cortina diventi una gara parallela a colpi di sospetti.

Domanda

Se le Olimpiadi 2026 impongono sacrifici a una parte degli operatori, chi pubblica (nero su bianco) criteri e motivazioni di ogni eccezione, così che nessuno debba “fidarsi” e basta? E, lato Comune: perché non rendere più semplice e consultabile l’elenco degli atti su autorizzazioni, deroghe e ordinanze, prima che la storia venga raccontata solo come una guerra di insinuazioni?