Report, il tribunale di Roma cancella la sanzione del Garante privacy: cosa cambia per il giornalismo d’inchiesta

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«La privacy è un diritto. Ma se diventa il tasto “mute” sulle inchieste, a perdere è il pubblico.»

Il Tribunale di Roma ha annullato il provvedimento con cui il Garante per la protezione dei dati personali aveva sanzionato la Rai per una puntata di Report. La sentenza, depositata il 16 dicembre 2025, chiude una vicenda nata da una contestazione del luglio 2023: al centro, la messa in onda di due email attribuite all’avvocato Andrea Mascetti all’interno dell’inchiesta “Vassalli, valvassori e valvassini”, trasmessa nel 2020.

Secondo la ricostruzione, il Garante privacy aveva ritenuto illecito l’uso e la diffusione di quelle email, valutandole come una violazione della sfera personale e dei diritti degli interessati. Da qui l’ammonimento alla Rai e le prescrizioni collegate, tra cui il divieto di ulteriore diffusione dei documenti contestati.

Il Tribunale, però, ribalta l’impostazione: riconosce la natura di giornalismo d’inchiesta della trasmissione e richiama il ruolo di “controllo” dell’informazione sui fatti di interesse pubblico. Il punto-chiave è l’equilibrio tra due diritti che spesso entrano in collisione: tutela dei dati personali da una parte, diritto di cronaca e diritto di informare dall’altra.

In questo caso, i giudici ritengono che l’utilizzo delle email fosse collegato a un tema di interesse generale e che il programma abbia esercitato la propria funzione senza trasformare dati personali in materiale da spettacolo.

Dopo la decisione, il conduttore Sigfrido Ranucci ha rivendicato la pronuncia come una conferma della funzione “di cane da guardia” del giornalismo. In politica, il caso è stato letto anche come un segnale sul rapporto — delicato — tra autorità indipendenti, informazione e poteri pubblici.

Al netto delle reazioni, resta un fatto: la sentenza traccia un confine. Non dice che “vale tutto”, né che la privacy sia un intralcio. Dice, piuttosto, che la privacy non può diventare un grimaldello automatico per mettere sotto pressione le inchieste quando l’interesse pubblico è concreto, documentato e raccontato con criteri di essenzialità.

Per chi segue l’informazione con attenzione, il punto non è “tifare” per una parte. Il punto è ricordare che la libertà di informare non è un accessorio: è una conquista che funziona solo se resta protetta quando è scomoda. E se una democrazia si abitua a spegnere le domande con un timbro, prima o poi si ritrova con molte risposte… ma pochissima verità.