Ville e lamborghini con il reddito di cittadinanza: a siracusa beccato business dei falsari

0
258

La Guardia di Finanza di Siracusa ha smantellato un sistema di vendita di prodotti contraffatti che operava attraverso dirette streaming sui social network e un sito internet dedicato. Al termine dell’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica, sono state denunciate tre persone per ricettazione e commercio di merce falsa, con il sequestro di migliaia di articoli, beni mobili e disponibilità finanziarie per circa 300 mila euro, tra cui una Lamborghini Urus, oltre alla chiusura del portale online.

Il centro dell’attività illecita era una villa alla periferia di Siracusa, trasformata in uno showroom clandestino allestito come una vera boutique. All’interno venivano esposti capi di abbigliamento, borse, portafogli, orologi e accessori recanti i marchi delle più note griffe dell’alta moda, risultati poi tutti contraffatti.

Da questa location gli indagati trasmettevano dirette in streaming su TikTok e Instagram, seguite da centinaia di potenziali clienti. Durante le trasmissioni la merce veniva mostrata e promossa, mentre i venditori cercavano di restare anonimi evitando di comparire in volto e utilizzando maschere o altri stratagemmi.

Parallelamente era stato realizzato un sito internet, appoggiato a un provider statunitense e curato nei minimi dettagli, con prodotti suddivisi per categoria e marchio, fotografie in alta definizione e descrizioni pensate per simulare l’autenticità. Veniva utilizzata anche la dicitura “importazione parallela – qualità AA+ come l’originale” per rassicurare gli acquirenti e ampliare il bacino di clienti.

Gli ordini venivano spediti tramite corrieri e pagati in contrassegno, con le somme successivamente versate su conti correnti in Italia e all’estero. L’analisi delle spedizioni degli ultimi cinque anni ha permesso di stimare la vendita di almeno 12 mila articoli contraffatti, per un fatturato illecito superiore ai due milioni di euro. Dall’inchiesta è emerso anche che due indagati percepivano indebitamente il reddito di cittadinanza, nonostante uno stile di vita incompatibile con il beneficio.