Durante lo sciopero generale di venerdì 12 dicembre, Tomaso Montanari — storico dell’arte e rettore dell’Università per Stranieri di Siena — è intervenuto in piazza con un discorso centrato sulla Costituzione e sul ruolo che, a suo giudizio, dovrebbe avere come bussola dell’azione politica.
Nel suo intervento, Montanari ha presentato la Carta repubblicana come un “progetto di società” basato su alcuni principi chiave: l’autonomia della magistratura, la centralità del lavoro e la tutela dei diritti. Da qui ha collegato il tema costituzionale a questioni economiche e sociali, parlando di lavoro povero e di redistribuzione fiscale, con l’idea di un contributo più alto da parte dei redditi maggiori.
La critica si è poi allargata alle politiche migratorie. Montanari ha contestato l’impostazione del governo citando anche il trasferimento dei migranti in Albania, indicandolo come simbolo di un approccio che ritiene incompatibile con la cultura dei diritti richiamata dalla Costituzione.
Nel discorso sono entrate anche le scelte di politica estera. Montanari ha usato toni molto netti sul conflitto in Medio Oriente, sostenendo che l’Italia, nelle decisioni del governo, avrebbe una responsabilità morale rispetto a quanto sta accadendo a Gaza.
La parte più controversa arriva nelle definizioni rivolte direttamente all’esecutivo. Montanari sostiene che il governo guidato da Giorgia Meloni sia “nemico della Costituzione” e afferma che la Carta è “antifascista” in modo integrale. Nel passaggio più duro, parla inoltre di una cultura politica che definisce ancora “profondamente fascista”, attribuendo alla premier un atteggiamento di ostilità verso la Costituzione.
Le dichiarazioni sono circolate attraverso un video pubblicato online e rilanciato insieme al resoconto della giornata.



