Arbitri nella bufera: le carte dell’inchiesta su Zappi, tra pressioni, verbali e rischio “decadenza”

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Nel calcio tutti chiedono trasparenza. Il problema è quando la trasparenza bussa dall’interno.

Un’inchiesta della giustizia sportiva sta scuotendo il vertice dell’AIA (Associazione Italiana Arbitri): al centro c’è il presidente Antonio Zappi e il modo in cui sarebbero maturate alcune dimissioni e successive nomine negli organi tecnici. Non è un’indagine su partite “truccate”: qui si parla di governance, pressioni e regole interne. Ma l’effetto sul campo è lo stesso: quando l’arbitro perde credibilità, la perde anche il campionato.


Il presidente dell’AIA è finito al centro di accuse relative a presunte pressioni per favorire il cambio degli organi tecnici di Serie C e Serie D. Sullo sfondo resta il progetto della FIGC, che punta a creare un nuovo soggetto da affidare a Gianluca Rocchi.

Il punto è semplice: secondo le contestazioni, i passaggi che hanno portato al cambio dei responsabili di CAN C e CAN D non sarebbero stati una normale rotazione, ma il risultato di condotte che avrebbero indotto i dirigenti in carica a lasciare, nonostante contratti con scadenza al 30 giugno 2026. Zappi respinge le accuse e rivendica la legittimità del proprio operato.

Cosa contestano gli atti: dimissioni “indotte” e nomine

La contestazione più pesante riguarda la seduta del Comitato Nazionale AIA del 4 luglio 2025, convocata anche per le nomine degli Organi Tecnici Nazionali. In quel contesto, secondo l’atto di deferimento, Zappi avrebbe messo in atto una pluralità di condotte che avrebbero “di fatto indotto” Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi (all’epoca responsabili rispettivamente di CAN C e CAN D) a rassegnare le dimissioni, accettando poi incarichi diversi e meno remunerati, per lasciare spazio a Daniele Orsato e Stefano Braschi.

Questa è la sostanza: non “chi è più bravo”, ma come si esercita il potere dentro un’istituzione che pretende imparzialità ogni domenica. Se il vertice può ottenere un risultato con pressioni non tracciate o non trasparenti, il tema non è solo disciplinare: è fiducia pubblica.

Il capitolo verbali: la contestazione su Emanuele Marchesi

Non c’è solo Zappi. La Procura federale ha deferito anche Emanuele Marchesi, componente del Comitato Nazionale AIA. Secondo l’atto FIGC, Marchesi avrebbe redatto una modifica del verbale della seduta del 4 luglio 2025 con contenuto “non veridico”, descritta come una riscrittura non corrispondente a quanto dichiarato, con l’obiettivo di celare che le dimissioni fossero state indotte da una richiesta del presidente.

Qui il problema diventa “istituzionale”: un verbale è memoria ufficiale. Se la memoria si piega, qualunque controllo diventa un esercizio di fede. E le federazioni non possono chiedere fede: devono garantire prove.

Da dove nasce l’inchiesta: l’esposto e il “dietrofront”

Secondo ricostruzioni giornalistiche, l’inchiesta sarebbe partita da una segnalazione/esposto attribuito a un associato. Una parte rilevante del caso è che, sempre secondo le stesse ricostruzioni, ci sarebbe stato un successivo disconoscimento dell’esposto e una denuncia per uso improprio dei dati personali. In altre parole: “quel documento non è mio”.

Questo passaggio conta perché rende tutto più delicato: se la miccia nasce da un atto poi contestato, la domanda è inevitabile. L’inchiesta si regge su riscontri autonomi (chat, verbali, testimonianze) oppure su una segnalazione “opaca”? La Procura federale, intanto, ha proseguito e portato il caso fino al deferimento.

L’iter: chiusura indagini, deferimento, udienza

Il percorso, in sintesi, è questo: nel novembre 2025 viene riportata la chiusura delle indagini della Procura FIGC su Zappi; a metà dicembre 2025 arriva il deferimento al Tribunale Federale Nazionale. Zappi, in dichiarazioni pubbliche, ha parlato di “totale estraneità” e ha sostenuto di aver operato nel rispetto delle regole.

Quanto alle prossime tappe, diverse ricostruzioni indicano un’udienza a gennaio 2026. Il punto per i lettori è uno: da qui non si esce con un comunicato, ma con un verdetto, e con motivazioni verificabili.

Cosa rischia Zappi: la soglia che può far saltare la presidenza

Sul piano delle conseguenze, il nodo è la possibile inibizione e l’eventuale decadenza dalla carica, se la sanzione superasse la soglia prevista da Statuto FIGC e regolamenti AIA (diverse ricostruzioni parlano di una soglia nell’ordine di oltre due mesi). Questo spiega anche perché, secondo alcune testate, sarebbe stata valutata l’ipotesi di un patteggiamento “minimo”, poi non accettato dalla Procura.

Tradotto: non è solo una questione reputazionale. È una partita che può cambiare il comando dell’Associazione, in un momento in cui già si discute di riforme e di assetti futuri della classe arbitrale.

La difesa: “tutto lecito”, nessuna pressione

Zappi ha negato le contestazioni e ha rivendicato che le scelte sarebbero rientrate nell’autonomia tecnica e nella riorganizzazione dell’AIA. In questa linea, il cambio ai vertici di CAN C e CAN D viene presentato come una decisione di gestione, non come una forzatura. È il classico bivio: prerogativa o abuso. A deciderlo non sono i talk show, ma gli atti e la giustizia sportiva.

Tradotto: cosa cambia davvero per tifosi e cittadini

Se la casa degli arbitri è in guerra interna, l’arbitro in campo è più esposto. Non perché “si vendica”, ma perché cresce la percezione che dietro le designazioni, i ruoli e le carriere ci siano equilibri non trasparenti. E quando la percezione prende il posto della fiducia, ogni episodio diventa sospetto.

Per i cittadini conta questo: gli arbitri non sono un dettaglio del calcio, sono un pezzo di credibilità pubblica. Il calcio muove soldi, lavoro, ordine pubblico, cultura di massa. Se chi deve applicare le regole viene governato con metodi contestati, la “regola” perde forza proprio nel momento in cui dovrebbe essere più solida.

Impatto e contrappesi: la domanda che nessuno vuole

La domanda è: quali contrappesi reali esistono dentro l’AIA? Verbali non modificabili, tracciabilità delle decisioni, procedure di selezione e sostituzione con criteri chiari, tutele per chi segnala anomalie senza finire stritolato. Perché se la trasparenza è una promessa, deve essere anche un sistema.

E c’è un secondo livello: la relazione tra AIA e FIGC, tra autonomia e controllo. Se l’autonomia diventa opacità, il controllo diventa commissariamento. In mezzo ci sono gli arbitri e, alla fine, chi paga è il pubblico: in fiducia, in conflitto, in credibilità del campionato.

Cosa sappiamo: esiste un procedimento di giustizia sportiva che ha portato al deferimento del presidente AIA Antonio Zappi e di Emanuele Marchesi; le contestazioni riguardano le nomine di CAN C e CAN D del 4 luglio 2025, con l’ipotesi di dimissioni “indotte” di Ciampi e Pizzi e un capitolo su verbali ritenuti non veritieri.

Cosa non sappiamo: quali prove specifiche (testimonianze, chat, documenti) verranno ritenute decisive dal giudice sportivo e quale sarà l’esatto perimetro di responsabilità individuale, soprattutto sul tema delle presunte pressioni e della riscrittura dei verbali.

Cosa aspettarci: una decisione del Tribunale Federale Nazionale con possibili effetti sulla guida dell’AIA; e, comunque vada, una necessità ormai inevitabile: regole interne più trasparenti, tempi certi e atti tracciabili. Perché l’arbitro può anche sbagliare in campo. Ma l’istituzione non può sbagliare sulla fiducia.