Crans-Montana, i nomi arrivano a ondate: 24 vittime identificate, poi il completamento. E la domanda resta una: com’è possibile in un locale pieno di ragazzi?

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La neve copre le tracce. Gli atti, se esistono, no.

A Crans-Montana il conteggio più duro non è quello dei minuti: è quello dei nomi. Nella mattina del 4 gennaio 2026 la polizia cantonale del Vallese comunicava che erano state identificate 24 vittime dell’incendio al locale Le Constellation, scoppiato nella notte di Capodanno. Nelle ore successive le identificazioni sono proseguite fino a completare l’elenco dei 40 morti, mentre i feriti restano circa 119, molti con ustioni gravi.

Perché “24 identificati” non è un dettaglio: è la fotografia di un processo

In tragedie con ustioni estese, “identificato” non significa “annunciato in pubblico”: significa che ci sono verifiche, riscontri, confronti con DNA e dati odontoiatrici, e poi la comunicazione alle famiglie. Alcune fonti internazionali, nelle stesse ore, riportavano numeri più bassi di identificazioni comunicate ufficialmente perché si riferivano ai casi già confermati e notificati. Il risultato, per chi guarda da fuori, è uno stesso dolore raccontato con contatori diversi.

La pista sull’innesco: “fontane pirotecniche” e fuoco lampo

Secondo la Procura e la polizia cantonale, allo stato attuale delle indagini il rogo sarebbe stato originato dall’uso di “fontane” pirotecniche, dispositivi che producono scintille e fiamme e che sono progettati per essere posizionati a terra o su un supporto. I testimoni, riferiscono gli inquirenti, descrivono una propagazione rapidissima, con fumo e calore intenso. È un punto decisivo: non spiega solo “cosa”, ma apre il capitolo “chi doveva impedire che succedesse”.

Indagine sui gestori e sulla sicurezza: la catena che si spezza non nasce in un minuto

È stata avviata un’inchiesta penale sui due responsabili della gestione del locale per ipotesi colpose, tra cui omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo. La stessa Procura ha spiegato che non sono state disposte misure coercitive perché, al momento, non sarebbero soddisfatti i criteri per la custodia cautelare, in particolare sul rischio di fuga. Nel merito, gli investigatori stanno verificando capienza, vie di fuga, materiali e condizioni interne: perché un incendio non diventa una strage solo per una scintilla, ma per ciò che quella scintilla trova attorno.

Il capitolo Italia: rimpatrio delle salme e aggiornamenti sulle identificazioni

La Farnesina ha riferito che il 5 gennaio sarebbe partito il rimpatrio di cinque delle sei salme italiane: corteo dal centro funerario di Sion verso l’aeroporto militare, imbarco su un C-130 dell’Aeronautica Militare, arrivo a Milano Linate e poi trasferimenti via terra, con prosecuzione per Roma Ciampino. Nella stessa giornata, col passare delle ore, sono arrivate conferme ufficiali anche sulla totalità delle vittime italiane identificate.

La parte che molti saltano: la comunità, i soccorritori, il “dopo” che non fa notizia

Nei giorni successivi si è vista un’altra Svizzera: la mobilitazione sanitaria, i trasferimenti verso centri specializzati per grandi ustionati in Svizzera e all’estero, e il lavoro silenzioso di chi deve fare due cose insieme: curare chi lotta per vivere e restituire un nome a chi non c’è più. La cronaca tende a cercare il colpevole o l’eroe. Qui, prima di tutto, c’è una domanda pubblica di responsabilità.

Tradotto: sicurezza non è “controllare i cittadini”, è controllare chi incassa e chi autorizza

Se un locale ospita una festa piena di ragazzi, la sicurezza non può essere un optional da serata di gala. Significa regole su capienza, materiali, impianti, uscite realmente praticabili, e controlli che non siano un timbro a posteriori. E qui sta il punto citizen-first: noi siamo super partes, ma non siamo mai sottomessi. Il potere — pubblico o privato — deve spiegare cosa ha fatto prima, non solo cosa promette dopo.

Cosa sappiamo

Che al 4 gennaio la polizia parlava di 24 vittime identificate e che nelle ore successive si è arrivati al completamento delle identificazioni; il bilancio resta di 40 morti e circa 119 feriti, molti gravi, con un’indagine penale aperta e una pista tecnica legata alle fontane pirotecniche.

Cosa non sappiamo

Non sappiamo ancora la catena completa delle responsabilità: quali controlli siano stati fatti, se la capienza fosse conforme, se materiali e configurazione abbiano accelerato il disastro e se ci siano omissioni documentabili. Sono risposte che arrivano solo da perizie e atti.

Cosa aspettarci

Tempi lunghi: analisi tecniche, audizioni, ricostruzioni, e una pressione crescente perché questa non venga archiviata come “fatalità”. La vera svolta, per i cittadini, sarà vedere se da questa strage nasceranno regole applicate e controlli reali, non solo commemorazioni.