Raffreddore e mal di gola a Capodanno: perché aumentano e come difendersi davvero

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Tra baci, abbracci e sbalzi termici, il virus non festeggia: lavora. E lo fa anche senza invito.

Cosa sta succedendo: Capodanno accende i virus (e non solo i fuochi)

Tra viaggi, cenoni, abbracci e locali affollati, le feste diventano un acceleratore perfetto per i virus respiratori. È la dinamica che descrive anche il virologo Fabrizio Pregliasco, ricordando che il “boom” di raffreddore e mal di gola dopo le ricorrenze è spesso più una questione di contatti ravvicinati che di “freddo” in sé.

Il quadro generale lo confermano i numeri della sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità: nella settimana 15–21 dicembre 2025 l’incidenza delle infezioni respiratorie acute è salita a 17,1 casi per 1.000 assistiti, con una stima di circa 950 mila nuovi casi. E il “dopo feste” tende a spingere ancora.

Non tutto è “influenza”: il dato che evita mezze diagnosi

Pregliasco osserva che, nelle settimane di maggiore circolazione, una parte importante dei casi respiratori non è “vera influenza” ma forme simil-influenzali dovute ad altri patogeni.

Qui però conta la verifica: RespiVirNet indica che nella settimana 2025-51 il tasso di positività per influenza nella comunità è stato del 31,5% (e 46,2% nel flusso ospedaliero), con co-circolazione significativa di Rhinovirus, VRS, Adenovirus e altri Coronavirus diversi da SARS-CoV-2. Tradotto: “stesso mal di gola”, cause diverse.

Tradotto: come distinguere (a grandi linee) raffreddore, influenza e altre infezioni

Raffreddore: di solito arriva più gradualmente e colpisce soprattutto naso e gola (naso chiuso o che cola, starnuti, raucedine, tosse), spesso con febbre assente o bassa. In genere dura 5–10 giorni, mentre la tosse può trascinarsi più a lungo.

Influenza: tipicamente ha esordio brusco, febbre alta, dolori muscolari, malessere “da bastonatura”, e può mettere davvero a letto.

Mal di gola virale: spesso viene insieme a raffreddore, tosse, raucedine e naso che cola. (Quando compaiono questi segni, è più probabile un’origine virale rispetto allo “streptococco” classico).

Come difendersi: 7 mosse concrete (quelle che funzionano davvero)

1) Mani: lavaggio frequente (e bene). È banale, ma resta tra le misure più efficaci.

2) Etichetta respiratoria: starnuti e tosse nel gomito, non “in aria”.

3) Sbalzi termici: ridurli. Pregliasco consiglia sciarpa e cappellino (che copra le orecchie) per limitare il raffreddamento delle prime vie aeree.

4) Aria: ambienti chiusi e pieni = virus felici. Quando possibile, areazione e riduzione dell’affollamento fanno la differenza.

5) Sonno e recupero: la “difesa” non è eroismo: se sei cotto, ti ammali più facilmente e contagi di più.

6) Attività fisica: utile e regolare, ma senza sforzi estremi (che possono renderti più vulnerabile per alcune ore).

7) Alimentazione: nessun super-cibo miracoloso, ma un apporto costante di frutta e verdura aiuta a non arrivare “scarichi” al picco stagionale.

Quando ti prende: cosa fare a casa (e cosa evitare)

Riposo, idratazione e gestione dei sintomi sono la base. Per dolore e febbre, farmaci comuni come paracetamolo o ibuprofene possono aiutare (attenzione a foglietti illustrativi, gravidanza e condizioni personali). Per il mal di gola possono dare sollievo anche caramelle/compresse specifiche.

La regola che protegge tutti: gli antibiotici in genere non servono per raffreddore e molte faringiti virali, e usarli “a sentimento” aumenta rischi ed effetti collaterali. Se c’è sospetto di influenza o COVID-19 (soprattutto in persone fragili), può avere senso testarsi presto perché esistono terapie antivirali che funzionano meglio se iniziate rapidamente.

Capitolo bambini: diversi enti sanitari ricordano che i farmaci da banco “tosse/raffreddore” non sono raccomandati sotto una certa età e vanno gestiti con cautela; per febbre e dolore si valuta il dosaggio corretto con pediatra o farmacista.

Quando non aspettare: segnali d’allarme da non minimizzare

Se il mal di gola è accompagnato da difficoltà a respirare, impossibilità a deglutire, sbavamento, stridore, o se i sintomi peggiorano rapidamente, serve valutazione urgente. Idem se compaiono segni di disidratazione o se hai un sistema immunitario indebolito.

Se invece i sintomi restano lievi ma non migliorano dopo circa una settimana, oppure si ripetono spesso, vale la pena parlarne con il medico: può non essere “solo raffreddore”.

Cosa sappiamo, cosa non sappiamo, cosa aspettarci

Cosa sappiamo: dopo le feste aumenta la circolazione di virus respiratori; i dati ISS/RespiVirNet indicano incidenza in crescita e co-circolazione di più agenti (non solo influenza).

Cosa non sappiamo: per ogni singola persona, senza test e valutazione clinica, non esiste una diagnosi “a distanza”: stessi sintomi, cause diverse.

Cosa aspettarci: un picco che si alimenta con i rientri, le scuole e la vita al chiuso. La vera difesa resta noiosa ma efficace: igiene, aria, buonsenso e niente scorciatoie farmacologiche.