riportare a galla dei corpi da una grotta a sessanta metri è servita un’operazione estrema
La notizia vera non è il recupero in sé, ma il mondo in cui quel recupero è stato possibile
Le immagini dei sub finlandesi che entrano nella grotta alle Maldive con scooter subacquei e rebreather rischiano di produrre l’effetto sbagliato. Sembrano quasi il lato spettacolare di una tragedia. In realtà raccontano l’opposto. Raccontano quanto in basso, quanto al limite e quanto fuori dalla subacquea ordinaria si fosse spinta questa storia. Per riportare in superficie i corpi di due italiani morti dentro quel sistema sommerso non è bastato mandare altri sommozzatori. È servita una squadra internazionale di specialisti, capace di entrare in un ambiente chiuso, profondo, quasi senza visibilità, con correnti forti e margini di errore ridotti al minimo. È questo che cambia il peso della notizia: il recupero non dimostra controllo. Dimostra quanto la situazione fosse estrema.
