Non se ne va soltanto un grande talento dell’Inter: se ne va una specie di calcio che oggi quasi non esiste più, quella in cui il genio poteva permettersi di restare genio anche senza chiedere scusa.
La notizia della sua morte chiude una vita, ma riapre subito una domanda
Che cosa resta di un calciatore come Evaristo Beccalossi in un tempo che ha quasi cancellato i giocatori come lui? Resta molto più di una nostalgia nerazzurra. Resta l’idea di un calcio in cui il talento non era ancora completamente addestrato, ripulito, reso compatibile con la disciplina totale del sistema. Beccalossi apparteneva a un’altra famiglia di campioni: quelli che non entravano davvero in uno schema senza lasciare prima un graffio, una deviazione, una ribellione tecnica. Per questo la sua morte pesa così tanto. Perché non porta via solo un uomo amato. Porta via uno degli ultimi interpreti riconoscibili di una libertà calcistica che il calcio moderno ha quasi interamente messo sotto tutela.
