Quando una città scivola nel vuoto, la politica smette di parlare di futuro: deve rispondere del presente.
“L’intera collina sta crollando verso la piana di Gela”. La frase non è un’iperbole giornalistica: è l’allarme pronunciato sul posto dal capo della Protezione civile nazionale Fabio Ciciliano, dopo un sopralluogo a Niscemi, nel Nisseno. Il fronte di frana è lungo circa quattro chilometri, la zona rossa è stata allargata e gli sfollati sono ormai oltre 1.500. Per molti, la parola più dura è già stata pronunciata: non rientreranno più.
La frana non è un incidente isolato. È un cedimento progressivo e retrogressivo: non si muove solo ciò che “si vede”, ma l’intero versante. E mentre tecnici e Protezione civile lavorano per contenere l’emergenza, il paese si scopre vulnerabile in ciò che conta di più: le case, le strade di accesso, i servizi essenziali. Qui non si parla di disagio temporaneo: si parla di delocalizzazione.
