Quando una libertà dipende da trattative riservate, la domanda non è “chi vince”: è “chi resta senza voce”.
Alberto Trentini e Mario Burlò sono rientrati in Italia dopo oltre 14 mesi di detenzione in Venezuela. Il volo di Stato partito da Caracas è atterrato a Ciampino nella mattina del 13 gennaio 2026; ad accoglierli in aeroporto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani, insieme ai familiari. I due hanno dichiarato di essere stati “trattati bene”, ma la loro vicenda resta un promemoria duro: in alcuni Paesi la detenzione può diventare uno strumento politico, e la trasparenza sparisce proprio quando sarebbe più necessaria.
Il ritorno a Ciampino: cosa è successo in aeroporto
L’aereo è arrivato intorno alle 8:30 (alcune ricostruzioni indicano le 8:45): nell’area riservata sono stati presenti Meloni e Tajani, che hanno salutato i due italiani e poi hanno lasciato lo scalo dopo pochi minuti. Con Trentini c’erano la madre Armanda Colusso e l’avvocata Alessandra Ballerini; per Burlò erano presenti i figli. Un dettaglio istituzionale dà la misura della trattativa: sul volo era segnalata anche la presenza del direttore dell’AISE, Giovanni Caravelli, elemento che conferma il peso dell’intelligence nelle negoziazioni di rientro.
