Sondaggi sul premierato: Meloni e Conte quasi alla pari, Schlein più distante

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Il premierato è ancora sulla carta, ma nei sondaggi governa già: senza neanche chiedere la fiducia.

Chi, cosa, quando, dove

Un sondaggio di EMG Different (realizzato dal 3 al 10 dicembre 2025) prova a rispondere a una domanda ipotetica: cosa succederebbe se in Italia fosse introdotta l’elezione diretta del Presidente del Consiglio (cioè il cosiddetto premierato)? Nel “duello” diretto, Giorgia Meloni e Giuseppe Conte risultano molto vicini, mentre Elly Schlein appare più distante in uno scenario di sfida diretta con la premier.

I numeri del testa a testa (con una nota: è un’ipotesi, non una scheda elettorale)

Nel confronto diretto Conte vs Meloni, i dati indicano Conte al 37,3% e Meloni al 35,4%, con un 27,3% di non sa/non indica. Nel confronto Meloni vs Schlein, invece, Meloni è al 38,1% e Schlein al 29,8%, con 32,1% di non sa/non indica. Tradotto: il margine tra Meloni e Conte è “da fotografia mossa”, mentre con Schlein la distanza è più ampia (e il blocco degli indecisi resta enorme).

“Leader del campo progressista”: Conte avanti, ma il dato va letto bene

Alla domanda su chi potrebbe essere il miglior leader del campo progressista alle prossime elezioni politiche (a prescindere dalle opinioni politiche), emerge Giuseppe Conte al 21%, seguito da Elly Schlein al 15% e Silvia Salis al 7%. Ma il primo “partito” è il non sa/non indica al 37%: segnale che, più che una coronazione, è una fotografia di incertezza e di leadership ancora contestata.

Affluenza e intenzioni di voto: qui c’è il dettaglio che fa male (ai partiti e ai cittadini)

L’affluenza stimata “se si votasse oggi” viene indicata al 55% (con confronto citato al 64% del 2022): un calo che pesa più di qualsiasi duello tra leader. Sul fronte delle intenzioni di voto (base: chi dichiara di voler votare), la somma del centrodestra è al 47,7% e quella del centrosinistra al 44,8%, con Fratelli d’Italia al 28,4% e il Partito Democratico al 21,2%; il M5S è al 13,6%, Lega 8,7%, Forza Italia 9,1%, AVS 5,5%. In sintesi: blocchi vicini, ma con un dato che domina tutti gli altri: la voglia di andare a votare non è infinita.

Metodo: cosa sappiamo del sondaggio

La rilevazione è firmata EMG Different, con campione di 1.000 casi e intervallo di confidenza indicato a ±3,1%. La raccolta dati è mista CATI (50%) e CAWI (50%). Periodo di realizzazione: 03–10 dicembre 2025. Questi dettagli contano: un sondaggio è una misurazione, non una profezia, e va sempre letto con metodo prima che con pancia.

Ma cos’è il “premierato” di cui parlano tutti

Il premierato a cui si riferiscono queste simulazioni è la riforma costituzionale che prevede l’elezione diretta del Presidente del Consiglio contestualmente alle elezioni delle Camere, con un meccanismo che dovrebbe garantire una maggioranza parlamentare alla coalizione collegata al premier eletto (tramite un premio di maggioranza da definire con una futura legge elettorale). La riforma include anche una “clausola” anti-ribaltone (cambi possibili solo entro la maggioranza e in modo limitato) e interviene su diversi equilibri tra Governo, Parlamento e Presidente della Repubblica.

Tradotto:

Tradotto: oggi voti i partiti e poi nasce un governo in Parlamento. Con il premierato voteresti anche (o soprattutto) un nome per guidare il Governo, e il sistema dovrebbe costruirgli una maggioranza più stabile. Sulla carta è “meno cambi di governo”; nella realtà dipende tutto da due cose: la legge elettorale che verrà scritta e le regole su cosa succede quando il premier perde consenso o sostegno.

Impatto sui cittadini: la domanda vera non è “chi vince”, ma “cosa risolve”

Il rischio, con questi sondaggi, è trasformare una riforma istituzionale in un reality: Meloni vs Conte, Meloni vs Schlein. Ma un cittadino dovrebbe guardare altro: il premierato ridurrebbe davvero l’instabilità senza ridurre i controlli? Renderebbe più chiara la responsabilità (chi decide e risponde) o sposterebbe solo il conflitto su un “capo” più esposto? E soprattutto: con un’affluenza stimata al 55%, che legittimazione politica e sociale avrebbe una riforma così pesante se metà Paese resta a casa?

Domanda

Se il premierato è la cura, qual è esattamente la malattia che vogliamo guarire: la durata dei governi, la qualità delle decisioni, o la distanza tra politica e cittadini? E chi si impegna — nero su bianco — a spiegare prima i pro e i contro, invece di scoprirli dopo in un eventuale referendum dove il voto rischia di diventare “pro o contro il governo” più che “pro o contro la riforma”?