Qatargate, il parlamento europeo revoca l’immunità ad Alessandra Moretti: via libera alle mosse dei giudici belgi

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«L’immunità nasce per proteggere il Parlamento. Il confine si vede quando iniziano le domande scomode.»

Il Parlamento europeo ha votato la revoca dell’immunità per l’eurodeputata del Partito democratico Alessandra Moretti, nell’ambito dell’inchiesta nota come Qatargate. Il via libera dell’Aula di Strasburgo rende ora possibile alle autorità belghe procedere senza lo “scudo” parlamentare, con tutti gli atti che possono seguire in un’indagine: dall’ascolto formale fino a eventuali iniziative giudiziarie, secondo le valutazioni della procura.

Il voto ha invece avuto un esito diverso per un’altra eurodeputata Pd citata nella stessa cornice: Elisabetta Gualmini, per la quale l’Eurocamera ha deciso di confermare l’immunità. Due decisioni nello stesso giorno, e un messaggio politico che si presta a più letture: l’assemblea ha scelto di distinguere le posizioni, non di fare un “pacchetto unico”.

Cosa significa davvero “revoca dell’immunità” (e cosa non significa)

Qui vale una precisazione essenziale: la revoca dell’immunità non è una condanna e non anticipa un giudizio di colpevolezza. È un passaggio procedurale che serve a rimuovere un vincolo: permette alla magistratura di svolgere atti d’indagine senza l’ostacolo della tutela parlamentare. In altre parole, non decide “chi ha ragione”, ma chi può fare cosa.

Nel caso del Parlamento europeo, la richiesta passa dalla commissione competente e poi arriva in plenaria. L’Aula, con il voto, stabilisce se concedere o meno l’autorizzazione a procedere.

L’inchiesta: perché si parla di qatargate

Il Qatargate è un filone investigativo aperto in Belgio che, a partire dal 2022, ha ipotizzato un sistema di presunte pressioni e scambi illeciti – con al centro eurodeputati, assistenti, funzionari e ambienti collegati – finalizzati a influenzare decisioni e posizioni dell’Europarlamento. L’indagine ha avuto negli anni diversi sviluppi, tra arresti, sequestri, contestazioni e un dibattito acceso anche sui metodi investigativi e sulle fughe di notizie.

La richiesta di revoca dell’immunità a Moretti si inserisce in questo contesto.

La reazione di moretti: “amareggiata, voto politico”

Dopo la decisione dell’Aula, Moretti ha respinto l’impostazione che ha portato alla revoca e ha parlato di un voto condizionato da dinamiche politiche. La linea dell’eurodeputata è chiara: vuole essere ascoltata “il prima possibile” per chiarire la propria posizione e rivendica di avere già fornito elementi documentali a sua difesa.

Dal Pd sono arrivati messaggi di sostegno politico, con la convinzione – espressa dai vertici della delegazione – che la parlamentare potrà dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati.

La “crepa” (senza tifoserie): perché questo voto conta anche fuori dall’aula

C’è un punto che interessa anche chi non segue Bruxelles: l’immunità parlamentare è uno strumento nato per difendere l’autonomia delle istituzioni, ma ogni volta che scatta una revoca si riapre la stessa domanda pubblica: protezione o privilegio?

E qui entra la parte più delicata, quella da trattare con tatto: in Europa si invoca spesso più etica e trasparenza, poi però la credibilità si gioca su atti concreti, non su comunicati. Un voto come questo non “risolve” il problema, ma segnala che – almeno in Aula – la scelta è stata di non bloccare a priori l’accertamento giudiziario.

Cosa succede adesso

Da qui in avanti la palla passa alla magistratura belga. Con l’immunità revocata, le autorità possono muoversi secondo la loro procedura: acquisire atti, fissare interrogatori, valutare contestazioni. Il passaggio politico si è consumato; quello giudiziario, invece, comincia ora. E sarà lì – nei fatti, non nei palchi – che si capirà quanto pesa davvero questa decisione.