La sicurezza è un diritto. Ma se per ottenerla sospendi i diritti, non hai più sicurezza: hai paura organizzata.
Il governo prepara una stretta sulla sicurezza e rimette sul tavolo una misura che in Italia riapre sempre la stessa ferita: il “fermo preventivo” (o “fermo di prevenzione”) prima delle manifestazioni. L’idea è semplice e politicamente potentissima: trattenere in questura, per accertamenti, persone ritenute “pericolose” per il pacifico svolgimento di un corteo. Il tempo indicato nelle bozze finora circolate è fino a 12 ore; Matteo Salvini spinge per alzare l’asticella fino a 48 ore.
La mossa arriva nel clima più favorevole per chi chiede “pugno duro”: gli scontri di Torino durante la manifestazione per Askatasuna, con oltre 100 agenti feriti e un poliziotto colpito a martellate, hanno prodotto una reazione emotiva e politica fortissima. Giorgia Meloni ha visitato gli agenti in ospedale e ha annunciato che “faremo quello che serve”. Da lunedì, un vertice a Palazzo Chigi deve chiudere il pacchetto di norme da portare in Consiglio dei ministri. Non è più una bozza: è una scelta di linea.
