Se la sovranità “resta italiana” ma le decisioni le scopri dai comunicati USA, il problema non è l’ICE: è chi comanda davvero il racconto.
La polemica sugli agenti statunitensi dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement) in Italia per Milano-Cortina 2026 è diventata un caso politico perché ha messo a nudo un cortocircuito: il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha prima minimizzato (“non mi risulta”, “non vedo il problema”) e poi ha cercato di chiudere (“ICE non opererà sul territorio italiano”), mentre fonti dell’ambasciata USA a Roma e del Dipartimento di Sicurezza interna hanno spiegato pubblicamente che una componente dell’ICE ci sarà – non per fare “controllo immigrazione”, ma per supportare la sicurezza americana ai Giochi.
Nel mezzo, un’escalation che non riguarda solo l’ordine pubblico: opposizioni che parlano di “milizia”, il sindaco di Milano che dice di non sentirsi tutelato dal Viminale, petizioni online contro la presenza di ICE, e un governo che – secondo ricostruzioni di stampa – avrebbe scelto di rinviare il decreto Sicurezza per non incendiare la piazza alla vigilia dell’inaugurazione olimpica.
