Quando cambia il vento a Washington, a Roma cambiano i verbi: da “non accadrà” a “facciamoci trovare pronti”.
In pochi giorni la Groenlandia è diventata un test politico perfetto: non perché sia “lontana”, ma perché misura la coerenza di chi dice sovranità e poi ragiona come se la sovranità fosse un optional, purché il mercato giri. Alla conferenza stampa di inizio anno, Giorgia Meloni ha escluso la plausibilità di un’azione militare statunitense per “prendere” l’isola e, nello stesso passaggio, ha parlato di Artico come area strategica e di “opportunità” per le aziende italiane. Poi arriva Donald Trump e alza la posta: l’America, dice, farà “in un modo o nell’altro”, anche “the hard way”.
