Più che un’istituzione multilaterale, sulla carta somiglia a un organismo “a invito” con comando verticale e regole scritte per non cambiare mai mano.
Un organismo nato per Gaza che, già alla nascita, punta oltre
Il Board of Peace è stato presentato come parte della seconda fase del piano per Gaza e portato alla firma a Davos. Ma lo statuto non parla di Gaza: descrive una piattaforma per “costruire la pace” in aree di crisi, con una premessa polemica verso l’inefficacia del sistema ONU e l’ambizione dichiarata di essere “più agile ed efficace”. È qui che si capisce la mossa: partire da Gaza per creare un “modello” esportabile, sotto un’unica regia.
