Nel giorno dell’addio, l’eleganza vera non è un abito: è il silenzio giusto.
La morte di Valentino Garavani, per giorni, ha unito Roma e la moda mondiale in un rito raro: camera ardente pubblica, funerali solenni, un commiato civile a un uomo che ha definito l’eleganza italiana. Poi, a lutto ancora fresco, è arrivata una coda amara: un botta e risposta tra Brunello Cucinelli e Giancarlo Giammetti, storico socio (e custode dell’eredità personale) di Valentino. Al centro, una frase che avrebbe dovuto essere un ricordo e invece è diventata un detonatore.
Cucinelli, davanti ai cronisti e poi in radio, ha raccontato che Valentino “indossava molte nostre cose” e che, quando era in boutique, lo chiamava per chiedere lo sconto: “Mi puoi fare lo sconto?”. Giammetti ha reagito su Instagram con un attacco frontale: “Valentino non lo ha mai conosciuto né chiamato. Io non l’ho neanche visto al funerale… forse era troppo occupato a parlare con la stampa”. Cucinelli ha poi replicato: era “una battuta scherzosa” e, soprattutto, “fisicamente” lui e Valentino non si sarebbero mai incontrati, pur sostenendo che Valentino fosse cliente e che quelle telefonate partissero dal negozio.
