Catalogna, un muro crolla sui binari: Rodalies deraglia a Gelida, muore un macchinista e 37 feriti. Stop ai treni in tutta la regione

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Quando una rete ferroviaria cede sotto la pioggia, non è “sfortuna”: è manutenzione, prevenzione e responsabilità pubblica.

Un muro di contenimento collassa, finisce sui binari e un treno regionale lo centra in pieno. Il risultato è una notte di sirene e ferro contorto: un macchinista morto, 37 feriti (cinque gravi secondo il Sistema d’Emergències Mèdiques), e la decisione più drastica possibile da parte della Generalitat: sospendere l’intera circolazione di Rodalies in Catalogna finché non sarà verificata la sicurezza dell’infrastruttura.

L’incidente è avvenuto martedì sera tra Sant Sadurní d’Anoia e Gelida, nell’area di Barcellona, lungo la linea R4. Il primo allarme al 112 è arrivato alle 21.02, e i soccorsi hanno lavorato per ore su un tratto che, secondo le prime ipotesi ufficiali, sarebbe stato destabilizzato dalle piogge intense degli ultimi giorni. È un’altra scossa per la ferrovia spagnola: arriva a ridosso della tragedia di Adamuz, in Andalusia, che ha appena lasciato il Paese in lutto.

Ancora un incidente ferroviario in Spagna: il conducente del treno ha perso la vita, mentre i feriti sono almeno 37

Cosa è successo: l’impatto con il muro e il deragliamento

Secondo la ricostruzione delle autorità catalane e dei vigili del fuoco, il convoglio R4 (in servizio tra Sant Vicenç de Calders e Manresa) ha urtato frontalmente un muro di contenimento caduto sulla sede ferroviaria, in corrispondenza del punto chilometrico 64. L’impatto ha provocato il deragliamento. La parte più colpita è stata la prima carrozza, dove si concentra la maggioranza dei feriti.

Il nodo tecnico è già chiaro: non è “un ostacolo qualunque”. È un elemento strutturale che avrebbe ceduto per un movimento del terreno, verosimilmente favorito dall’acqua e dalla saturazione del suolo. Ma la causa precisa (cedimento pregresso, difetto strutturale, drenaggi insufficienti, manutenzione, evento estremo) sarà stabilita solo dall’inchiesta.

Bilancio: un morto, 37 feriti e cinque gravi

Il bilancio ufficiale diffuso dal sistema sanitario catalano indica 37 persone assistite: cinque in condizioni gravi, sei meno gravi e 26 con ferite lievi. Il macchinista è deceduto. I feriti sono stati distribuiti su più ospedali dell’area (tra cui Bellvitge, Moisès Broggi e Vilafranca), segnale della scala dell’emergenza e della necessità di alleggerire i pronti soccorso.

Reuters conferma 37 feriti e la morte del conducente del treno, parlando di quattro feriti “seri”: è una differenza di classificazione che può dipendere dai protocolli di gravità e dagli aggiornamenti in tempo reale. Il dato che non cambia è la dimensione: decine di persone coinvolte e un decesso in un contesto che, in teoria, dovrebbe essere ridondante e protetto.

I soccorsi: 20 ambulanze, decine di squadre e il piano Ferrocat

Sul posto sono intervenute decine di unità: il Sistema d’Emergències Mèdiques con ambulanze e unità miste, i Bombers della Generalitat con squadre specialistiche, e i Mossos d’Esquadra per la gestione dell’area e delle indagini. Protecció Civil ha attivato il piano Ferrocat. I vigili del fuoco hanno riferito di aver puntellato la struttura per evitare ulteriori crolli e di aver liberato almeno una persona rimasta intrappolata.

In questi casi il “tempo” conta quanto la tecnica: evacuare, mettere in sicurezza, separare feriti lievi e gravi, evitare un secondo cedimento. La macchina d’emergenza ha funzionato, ma la domanda politica resta: perché è stata necessaria?

La causa più probabile: piogge intense e instabilità del terreno

Le prime ipotesi convergono sulle piogge eccezionali degli ultimi giorni. EL PAÍS riferisce che nella zona si sono accumulati circa 100 litri in una settimana alla stazione meteo di Sant Sadurní d’Anoia, con ulteriori precipitazioni nella giornata stessa dell’incidente. Adif, secondo Reuters, ha collegato il collasso alla pioggia intensa.

Ma attenzione: il maltempo è un fattore scatenante, non sempre la causa profonda. Le infrastrutture ferroviarie in aree a rischio idrogeologico vivono di prevenzione: drenaggi, monitoraggio dei movimenti, manutenzione delle opere di contenimento, ispezioni dopo eventi estremi. È lì che si gioca la differenza tra “piove molto” e “crolla un muro sui binari”.

La decisione più pesante: stop a Rodalies in tutta la Catalogna

La Generalitat ha scelto di fermare la rete Rodalies e avviare ispezioni sull’infrastruttura prima di ripristinare il servizio. La misura risponde anche alla richiesta del sindacato dei macchinisti (Semaf), che ha chiesto di sospendere la circolazione finché non fosse chiaro l’impatto del maltempo sulla rete. La consigliera ai Trasporti Sílvia Paneque ha spiegato che non si riattiverà il servizio “finché non ci sarà la sicurezza” che le linee siano state controllate, con verifiche tecniche e “marce bianche” di prova.

Questo è l’aspetto istituzionale più serio: un governo regionale che, di fatto, ammette che non può garantire la sicurezza del servizio senza una revisione completa dopo il temporale. È un atto di prudenza. È anche un’ammissione implicita di vulnerabilità.

Non solo Gelida: un secondo incidente sulla R1, per fortuna senza feriti

Nella stessa giornata si è verificato un altro episodio: un treno della linea R1 tra Blanes e Maçanet (Girona) ha avuto un deragliamento/uscita di asse dopo l’impatto con rocce cadute sulla via, sempre a causa del maltempo. In questo caso non si registrano feriti, ma l’episodio rafforza la lettura complessiva: la rete catalana è stata colpita su più punti dalla combinazione di pioggia, frane e instabilità dei terreni.

Il contesto: Rodalies, investimenti, incidenti e governance “ibrida”

Questo incidente non arriva su una rete “tranquilla”. Rodalies è da anni oggetto di critiche per ritardi, guasti e percezione di sotto-investimento. Reuters richiama esplicitamente la condizione di servizi pendolari considerati cronicamente sottofinanziati nell’area di Barcellona. EL PAÍS ricorda che il sistema è in fase di trasferimento gestionale verso una società mista Generalitat-governo centrale, ma l’operatività resta in capo a Renfe e l’infrastruttura a Adif.

E ci sono precedenti che pesano: nel 2018, sempre sulla R4, un deragliamento a Vacarisses legato al crollo di un muro dopo un temporale causò un morto e decine di feriti; nel 2019 un’altra tragedia coinvolse due treni della R4. Quando un pattern ritorna, non è più solo “caso”: diventa sistema.

Le domande che contano adesso: cosa verrà verificato

Le prossime 48 ore diranno tre cose decisive. Primo: lo stato delle opere di contenimento e dei punti a rischio lungo la rete dopo il temporale (e quindi quando potrà ripartire Rodalies). Secondo: la catena di manutenzione e ispezione del tratto di Gelida (c’erano segnali? erano previsti interventi? il drenaggio era adeguato?). Terzo: l’inchiesta tecnica e giudiziaria, che dovrà stabilire non solo “perché è crollato”, ma quale barriera di sicurezza doveva impedire che un muro finisse sui binari senza che la linea venisse interrotta prima del passaggio del convoglio.

Se c’è una lezione immediata, è questa: in un clima che cambia e in territori esposti, la sicurezza ferroviaria non può essere reattiva. Deve essere preventiva. E ogni volta che lo si dimentica, a pagare non sono le infrastrutture: sono le persone.