Se la giustizia può essere osservata da remoto, non è solo un problema tecnico: è un problema di democrazia.
Un software installato su circa 40mila computer di procure e tribunali italiani che, secondo Report, permetterebbe controlli da remoto fino a “videosorvegliare” l’attività dei magistrati senza che se ne accorgano. È l’anticipazione dell’inchiesta che la trasmissione di Rai3 manderà in onda domenica 25 gennaio. L’accusa è pesante e tocca il nervo più scoperto: la riservatezza delle indagini e l’indipendenza della magistratura.
La risposta del Ministero della Giustizia è altrettanto netta: il Guardasigilli Carlo Nordio parla di “accuse surreali”, sostiene che si tratti del normale sistema di gestione informatica in uso dal 2019 e nega che consenta sorveglianza dell’attività dei magistrati o accessi occulti. È quindi uno scontro frontale tra una ricostruzione giornalistica fondata – secondo Report – su documenti e testimonianze, e una smentita istituzionale che rivendica tracciabilità e impossibilità tecnica di spiare.
